L’IDENTITA’ NON SI OMOLOGA – A PARIGI BRUCIA LO STATO CHE HA FALLITO, MENTRE AL GIRO DI FRANCIA SI SALVA LA BANDIERA BASCA DI EUSKADI

2 Luglio 2023
Lettura 2 min

di Roberto Gremmo – Il giro di Francia inizia nei Paesi Baschi che manifestano pacificamente per la loro identità mentre a Parigi naufraga fra la violenza la società massificante di chi non ha mai capito il valore delle appartenenze, delle radici e delle origini.

Nelle immagini televisive si alternano i roghi su cui bruciano i fasulli principi falsamente egualitari del Novantanove e quelle pacifiche ed eloquenti del Popolo d’Euskadi che sventola orgoglioso la sua bandiera nazionale metro dopo metro ai lati della corsa.

 La grandeur già degaullista ed oggi tecnocratica viene sconfitta nell’illusoria pretesa di trasformare in buoni cittadini “tricoleur” migliaia di figli o nipoti di sradicati che “fanno i lavori che i francesi non vogliono più fare”, infiacchiscono nei divani o peggio ancora vengono ipnotizzati e drogati dalla propaganda islamista anti occidentale che soffia sul fuoco dei torti, veri o presunti, della società che dopo averli attirati in Francia con l’illusione consumistica li marginalizza nei quartieri ghetto, lasciati vuoti cinquant’anni fa dai “macaroni” italiani. 

Hitler sull’orlo della disfatta si chiedeva: “Parigi brucia.”. No, in Francia ardeva la speranza democratica. I campi elisi vanno a fuoco oggi, perché peggio di ogni dittatura e’ voler imporre con la forza ed il lavaggio del cervello dei media un modello culturale distruggendo quello degli avi e d’una “patria si bella e perduta”. Sradicati, senza futuro e vezzeggiati da una melanconica sinistra lottacontinuista, adolescenti in balia di falsi profeti, colgono ogni pretesto per distruggere, come l’anarchico bianciardiano, i simboli del potere. E danno l’assalto, per ora, ai supermercati.

Dall’assedio di una plebe esaltata difficilmente la Francia uscirà vincitrice. 

A salvarla non servirà l’uso della forza, tanto meno il paternalismo o il sussidio consolatorio e cloroformizzante. 

E’ la follia del “melting pot” che arriva al capolinea. E’ il criminale modello anti-vandeano del “tutti uguali perché cancelliamo le nostre diverse origini” riproposto in versione democratica che porta al disastro.

Eppure ci sarebbe ancora una soluzione per salvare il salvabile in quest’Europa in guerra. Cambiare rotta, limitare consumi e spegnere le luci della ribalta, dare un calcio nel sedere ai trombettieri delle “uguaglianze” schizofreniche, mettere al bando i guerrafondai e i politicanti a libro paga.

Sono passati quarant’anni da quando Federico Sagredo Krutwig già teorico dell’ETA basca scriveva il “Manifesto dell’Etnocrazia” che indicava nella creazione di un nuovo potere di piccole comunità unite da un comune senso identitario, l’unica via per uscire dal tunnel dove i demoni multinazionali ci hanno portato.

Guardo le immagini del Tour de France sbarcato in un Paese che “francese” e’ solo per il tallone di ferro dello Stato centralista e vedo un mare di “icarrine” testimoniare che mentre Parigi paga il prezzo per gli errori dell’ urbanesimo senza  principi; la tenacia dei baschi, il loro orgoglio, la loro pacifica ma eloquente volontà ci fanno ancora sperare. Anche nel colonizzato Piemonte, anche nella povera e saccheggiata Padania.

Foto di Joanes Andueza 

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