Il Nord non baratti per dei like le proprie ragioni

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di Gianluca Comerio – Non sembra anche a voi di vedere gente più buona per le strade? Non sembra anche a voi che le persone d’un tratto siano diventate tutte più cordiali? Quasi come se si vivesse in un’eterna viglia di Natale. Tutti pronti a capire il punto di vista altrui, a mettersi nei panni del prossimo, ad essere empatici, e magari ad offrirti una fetta di soffice pandoro mentre passeggi per strada. Se non avete notato questa magia non preoccupatevi, tanto è tutto finto.

C’è un po’ troppo un voler essere a tutti i costi politicamente corretti in giro. Si sente l’esigenza di essere amici di tutti, o la necessità di non avere nemici quantomeno.

La politica è cambiata, il mondo è cambiato e di conseguenza è cambiata anche la gente, anche quella che cerca di fare politica (e si vede). Anche il partito che una volta era “del Nord” sembra sia rimasto incastrato in questa nuova regola del gioco della politica.

Non lasciatevi ingannare dagli slogan, dai teatrini dei salotti di Mediaset – amatissimi da alcuni Capitani – e dagli estratti dei monologhi diventati talmente virali sui social da fare invidia persino al Codiv-19. È tutto finto.

Al giorno d’oggi, i personaggi politici sono di gran lunga più importanti dei partiti stessi, questo fenomeno nell’ambiente pubblicitario si chiama cannibalismo. Dopo una prolungata e ininterrotta sovraesposizione, il testimonial pubblicitario diventa così rilevante, che il pubblico dei consumatori riconosce e si appassiona a tal punto ad esso da dimenticarsi totalmente brand sponsorizzato. Questa ovviamente è la più classica delle armi a doppio taglio, come si può notare dai risultati leghisti recenti.

Finché il personaggio funziona, va tutto bene, quando questo non funziona più si rischia di crollare rovinosamente in mancanza di solidi principi ideologici a fare da fondamenta. Il problema è che ora di principi ideologici non ce ne sono più. E se ci sono, vengono costantemente rivisti, corretti, aggiustati, adeguati. Adeguati a chi? A chi si ha di fronte. D’altra parte la comunicazione è ormai talmente fulminea e penetrante che bisogna piacere a tutti e alla svelta, altrimenti si rischia di essere rimpiazzati dal post successivo che arriva inesorabile con lo scorrere del pollice.

Diciamo la verità, ormai le dichiarazioni non sono di opposizione, sono provocatorie. Le interviste positive non sono attestati di stima, sono subdoli ammiccamenti. E questo non fa altro che alimentare il calderone delle polemiche, a fare da carburante al circo dei fantocci o a dare uno scopo nella vita ai leoni da tastiera e a chi questi leoni fa finta di fronteggiarli.

Ecco, è proprio questo il punto. Forse si ha troppa paura. Forse si ha troppo timore reverenziale verso alcuni alleati politici (sempre i soliti), forse ci si fa spaventare troppo dal fatto che una nostra affermazione non piaccia a tutti quelli che la ascoltano. E quindi rimaniamo lì, nella vaghezza, nella frustrazione di un urlo a metà.

E così si finisce ad appoggiare governi improvvisati senza credibilità, a bisticciare ogni giorno con i capricci della sinistra, a non avere il coraggio di prendere le distanze da chi si professa neo-fascista, ad assecondare i progetti degli alleati (sempre i soliti) che quasi sempre non collimano con i nostri sogni.

Insomma, nella politica e nella vita quotidiana, abbiate coraggio. Cerchiamo di avere il coraggio di perseguire i nostri ideali. Di dire le cose come le pensiamo noi! Giuste o sbagliate che siano. Non badiamo al fatto che potrebbe esserci un gruppo di persone che dissente, che si sente offeso o che inorridisce e che ci giudica malamente per i nostri pensieri, tanto queste persone ci saranno sempre. Le persone che non ci saranno per sempre sono quelle che invece applaudono in uno studio televisivo o che esultano scagliando like a raffica per una frase ovvia o per un banale pensiero demagogico e qualunquista.

Facciamo tuonare le nostre idee, issiamo i nostri stendardi, gridiamo disperatamente le nostre ragioni. Anche perché quando calerà il silenzio e i tendoni porpora del teatro si congiungeranno, capiremo che forse sarebbe valsa la pena di difendere la nostra libertà concettuale. Forse, un giorno, potremmo scoprirci amareggiati nel constatare che abbiamo barattato le più profonde certezze che abitano il nostro cuore per qualcosa che poi, alla fine, era tutto finto.

Gianluca Comerio. Nato a Legnano nel 1990. Laureatio in Economia e Management nel 2016 presso l’università Carlo Cattaneo di Castellanza (VA). Agonista sportivo, appassionato di politica interna, estera e di storia.

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