Sicurezza e violenze in treno. La Padania ha bisogno di essere protetta dai nemici interni

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di Gianluca Comerio – Ancora una volta una donna, ancora una volta su un treno, ancora una volta in piena Padania.

È successo di nuovo, e sinceramente c’è da stupirsi che non succeda più spesso. Le stazioni e i treni del Nord sono lasciati allo sbando più totale (come il resto dei paesi). E così, una ragazza di 21 anni, che stava tornando a casa dopo una giornata di lavoro sulla tratta di competenza Trenord Milano-Varese è stata violentata da due individui, un italiano e uno straniero, a dimostrazione del fatto che il problema non è l’immigrazione, è la sicurezza.

Oramai le stazioni, come tante altre zone dei paesi e delle città sono divenute delle zone franche. Senza leggi, senza regole, dove chiunque si sente autorizzato a fare ciò che gli pare restando impuniti. Del resto basta guardarsi intorno, degrado, immondizia ovunque, bivacchi di senza tetto e spacciatori. Le stazioni del Nord sono diventate da anni le roccaforti della delinquenza. Una specie di surreale territorio dove criminali e gente normale convive ogni giorno, a pochi centimetri di distanza. Si sfiorano nei corridoi delle carrozze, si siedono gli uni accanto agli altri, talvolta incrociano anche gli sguardi sfuggenti. Talvolta invece i due mondi paralleli si intersecano inesorabilmente, e il risultato è sempre la solita tragedia. Stupri, violenze, rapine e pestaggi. Tutto è all’ordine del giorno. Tutti sanno, tutti vedono, ma nessuno agisce. Se si è fortunati qualche passeggero può filmare il reato con lo smartphone, od offrirsi come testimone a fatto accaduto. Una giungla urbana, quotidiana, che ogni giorno si fa più selvaggia e violenta. Siamo ben oltre i borseggiatori e i furbetti senza biglietto, siamo bene oltre chi non rispetta alla lettera le regole che il Covid impone alla collettività.

Da una parte, un esercito di disperati. Banditi di bassa lega, pronti a tutto per soddisfare un istinto, per procurarsi una dose o pochi euro per acquistarla. Ragazzini e ragazzine senza alcun rispetto per il prossimo, che sfogano la loro frustrazione per la consapevolezza di essere dei falliti predestinati con brutalità. O semplicemente persone che possono fare solo quello nella vita. E dall’altra le forze dell’ordine, che chiamarle “forze” mi sembra al quanto una definizione opposta alla realtà. Troppo pochi, troppo svogliati, troppo poco tutelati, troppo impegnati ad individuare gli impiegati pendolari che non indossano correttamente la mascherina piuttosto che attenti a fare il lavoro per cui sono pagati.

E nel mezzo? Come al solito i più sfortunati delle tre fazioni. I viaggiatori. I lavoratori pendolari che non solo sono costretti a levatacce sfidando le intemperie tutto l’anno, non solo devono subirsi ritardi perpetui quotidiani e condizioni igieniche vergognose, ma devono anche sfidare questa “roulette russa” giornaliera, sperando di non essere loro i mal capitati della giornata. Servono veramente a poco gli appelli contro le violenze sule donne (vedi il triste e riprovevole siparietto toscano toccato alla giornalista sportiva di una televisione locale), hanno veramente impatto nullo le manifestazioni pro-educazione civica organizzate dalle scuole o dai comuni. Purtroppo, serve il pugno duro. La famigerata “tolleranza zero” mai applicata. Non servono nuove leggi o nuove regole, nuovi decreti o nuovi statuti. Serve far rispettare le regole -in primis quelle della civiltà- a tutti i costi, con la “forza dell’ordine”. Lasciando perdere per un po’ le questioni che non ci riguardano, come quelle americane. (Spunto di riflessione: trova le differenze tra le reazioni popolari e sociali riguardo all’ assassinio di George Floyd e quelle in merito all’uccisione di Davide Giri – trentenne accoltellato da un afroamericano appartenete a una gang del Queens). Lasciando stare il buonismo obbligato della sinistra.

Ancora una volta indifferenza, per un problema grave, dilagante. La sicurezza nelle stazioni, nelle vie, nelle città e nei paesini è seriamente compromessa. Tutti distratti. Dagli smartphone, dal Corona Virus, dal DDL Zan… da argomenti inutili.

La situazione che più spaventa e che più rende increduli è quella della coesistenza delle due realtà. Se puntiamo gli occhi per esempio su Milano, capitale del Business ma anche del degrado sociale e urbano, potremo facilmente notare come il mondo della delinquenza e il mondo della gente “comune” conviva a braccetto tutti i giorni, esibendo in maniera cristallina come le differenze sociali e culturali si stiano ampliando sempre di più. La Milano di Expo è la stessa degli stupri sui treni. La Lombardia delle eccellenze industriali è la stessa delle baby gang di Saronno e Gallarate. Ormai troviamo il super manager che indossa un cappotto pagato quanto un artigiano guadagna in un anno, o lo spacciatore miserabile. La studentessa universitaria attenta alla moda e il membro di una baby-gang. E a tutti va bene così. Proprio a tutti. Distrattamente. Fino a che la roulette russa non li colpisce.

La Padania ha bisogno di essere protetta, dai nemici esterni ma soprattutto interni. Se gli Italiani non sono in grado di garantire la sicurezza del territorio che occupano ci lascino organizzare indipendentemente, in autonomia. Con regole che permettano di difendere noi e gli altri. Con soluzioni che permettano di far passare la voglia di delinquere e che facciano intendere che il tempo dell’ impunità è finito.

Gianluca Comerio. Nato a Legnano nel 1990. Laureatio in Economia e Management nel 2016 presso l’università Carlo Cattaneo di Castellanza (VA). Agonista sportivo, appassionato di politica interna, estera e di storia.

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