Anche l’Alberto da Giussano si chiede: Cosa ci faccio qui?

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di Gianlcuca Comerio – Giorni agrodolci. Giorni agrodolci per tutti quelli che nel Nord ci credono, ci hanno creduto in passato e ci crederanno sempre. Giorni agrodolci perché in tanti si sono dimenticati totalmente chi è il nemico più antico e legittimamente temuto del Nord.

Ha vinto la Meloni, ma non solo. Ha vinto la Meloni, ma in realtà ha vinto ROMA. Ha vinto Roma aiutata da qualcuno che ha tradito la bandiera Padana più volte, fingendo di non farlo.

Se un discorso di autonomia, libertà e indipendenza non era minimamente immaginabile con i governi tecnici, con i governi di sinistra o con quelli a cinque stelle saranno egualmente  inimmaginabili con un governo centralista e quanto più italico possibile come quello che sarà guidato da Fratelli d’Italia.

In un mondo politico dove i personaggi contano di più delle persone e dove gli slogan contano di gran lunga di più degli ideali, serve rammentare bene a tutti contro cosa occorre combattere, qual è il nostro vero obiettivo di sempre. Forse è proprio questo che manca da ormai qualche anno. Una direzione, un’identità. Gli altri partiti ce l’hanno, giusta o sbagliata che sia, hanno un’identità forte. Alla Lega è rimasto solo l’Alberto da Giussano sul simbolo, e sono convinto che anche lui ormai si chieda “cosa ci faccio qui?”.

Non occorre trovare nuovi slogan, imbracciare le scope o incrementare le dirette social. Non serve solo un nuovo leader, serve una rifondazione. Non tanto un ritorno alle origini ma una ricerca profonda di un’identità perduta. Il disastroso risultato di domenica è figlio di elettori traditi, trascurati e derisi. Da un leader disinteressato al Nord e da un’identità dispersa. I voti mancanti di domenica sono quelli del Nord! Smettiamola tapparci le orecchie! Piuttosto torniamo a prendere il 5-6%, ma non svendiamo la nostra anima!

Per quanto riguarda le persone, anzi i personaggi, credo che qualcuno in questi giorni debba compiere un duro esame di coscienza, mettere da parte l’arroganza, chiedere scusa, e andare altrove. Magari proprio in un partito Italico, centralista e pieno di slogan, come quello che ha aiutato a vincere. 

Gianluca Comerio. Nato a Legnano nel 1990. Laureatio in Economia e Management nel 2016 presso l’università Carlo Cattaneo di Castellanza (VA). Agonista sportivo, appassionato di politica interna, estera e di storia.

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