I nostri borghi – Chi fa le scarpe a Sisco

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di Marcus Dardi – Nei nostri borghi delle alpi lombarde è sempre più raro veder esercitare le antiche professioni e sarà ancor più difficile tramandarle.

Quando però capita di vedere l’opera di un maniscalco che usa dei metodi fedeli alla tradizione, diventa un vero spettacolo di cultura popolare.

Qui a Bologna di Perledo nel ferragosto del 2020, in questo piccolo borgo, nella piazzetta della Chiesa, Ettore Zanchi e sua moglie Sara hanno voluto far vedere ad un folto gruppo di turisti e residenti come si ferra un cavallo.

Il primo pensiero che passa per la mente ci porta ai film western che si vedevano da ragazzi, ma qui non c’è finzione, c’è verità e passo dopo passo Ettore e Sara hanno tenuto una vera lezione sui cavalli e sul lavoro del maniscalco.

La loro lezione è stata accolta con grande entusiasmo da tutti poiché, oltre alle informazioni tecniche, conteneva tutto il loro amore per gli animali e la grande passione per il rispetto della natura che da sempre hanno.

Ma come si ferra un cavallo? Vediamone i vari passaggi.

Come premessa bisogna dire che la ferratura è un operazione che va compiuta regolarmente.

Ogni quanto tempo si devono cambiare i ferri lo decide chi cura il cavallo in base alla vita che conduce e al lavoro che il cavallo svolge.

In questo caso il cavallo di Ettore e Sara, che si chiama Sisco, viene ferrato ogni 45 giorni.

I ferri servono per proteggere gli zoccoli dei cavalli che devono muoversi su diversi tipi di terreni, anche quelli asfaltati. Lo zoccolo è il cuore del cavallo e la parte finale della zampa è delicatissima.

Per prima cosa bisogna togliere il vecchio ferro e questo avviene con un energica operazione effettuata con una tenaglia e dei ferri che rimuovono il ferro dallo zoccolo.

Poi viene sistemato il fondo dello zoccolo.

Questa è una vera operazione di manicure o, visto che sono zampe, di pedicure. Con dei ferri si pulisce la parte inferiore dello zoccolo tagliando anche, con uno speciale coltellino, le parti superflue, rimodellando così lo zoccolo nel modo più appropriato e sano per il cavallo. Nel fare questo bisogna stare attenti a non danneggiare il “fottone” che è la parte superiore e centrale, a forma di V, posta all’interno dello zoccolo. In questa parte scorrono i vasi sanguigni ed è una parte molto, ma molto delicata per il cavallo.

La terza operazione è quella di provare la scarpetta nuova. Si prende un ferro del numero giusto, si proprio come si fa con le scarpe, lo si prova sullo zoccolo e poi con l’aiuto di un incudine e di un martello lo si modella dove è necessario.

Sul nuovo ferro vengono applicate tre punte cilindriche chiamate “Videm”. Queste servono a non far scivolare il cavallo.

Quindi si procede con l’applicazione dei chiodi, per Sisco ne sono stati messi 9 per ogni zoccolo. I chiodi vengono piantati con un martello e sporgono fuori dallo zoccolo.

La parte sporgente viene poi piegata, tagliata e limata per farla ben aderire allo zoccolo.

L’ultima operazione prevede l’applicazione di una speciale crema sullo zoccolo per completare l’opera di ferratura.

L’operazione si ripete per ogni zampa. Il signor Sisco adesso ha le sue belle quattro scarpette nuove.

In America esiste un detto “no hoof, no horse” che vuol dire “senza zoccolo, non c’è cavallo”. Questo per dire che per un cavallo avere degli zoccoli sani e ben curati è fondamentale per la sua salute e per proteggere le articolazioni delle zampe.

Ettore e Sara hanno 4 cavalli che custodiscono con cura come animali domestici da compagnia. Una volta all’anno però due dei 4 cavalli hanno il loro momento di mondanità poiché trainano una vecchia carrozza, ricevuta in eredità dai nonni di Sara, durante la rievocazione storica della “pesa vecia” a Bellano.

Ettore e Sara, qui nel borgo, in maniera del tutto volontaria, si occupano anche della cura di alcuni campi, tagliando regolarmente l’erba e curandoli. Con lo spopolamento del borgo, l’abbandono delle proprietà e per colpa di leggi che non permettono alle autorità di intervenire o per negligenza delle stesse, Ettore e Sara hanno cura di mantenere l’ordine e la cura della natura, dove possibile.

Per questo motivo li possiamo chiamare, col massimo rispetto, gli sceriffi della natura.

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