La purezza perduta della Lega

9 Luglio 2021
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di Roberto Gremmo – Nella storia dell’Italia repubblicana c’e’ sempre una forza politica che rivendica orgogliosamente la propria diversità ed ostenta la sua distanza dai partiti concorrenti, bollati in blocco come bolge infernali di nemici del popolo.

Subito dopo la guerra spunto’ l’Uomo qualunque al grido di “abbasso tutti” ma fini’ per naufragare quando il carismatico fondatore Giannini che si proclamava campione dell’anticomunismo accetto’ il dialogo con Togliatti, un abilissimo trampoliere, capace di far cadere nella tagliola i suoi avversari.Per oltre trent’anni proprio il “Partito comunista italiano” ha vantato una diversità morale, organica e strutturale dalle forze borghesi ma quando l’Unione Sovietica e’ crollata e si sono aperti gli archivi più riservati, si e’ (dolorosamente, va da se’) scoperto che la superiorità etica dei seguaci di Togliatti, Longo e Berlinguer si basava su quello che il compianto amico Valerio Riva chiamava l’oro di Mosca.

Tolta L’aureola al PCI, nel crollo generale d’una classe politica corrotta e sanzionata da Tangentopoli, l’originalità, la frugalita’ e l’irreprensibilita dei suoi esponenti scese in campo la Lega Nord, con una tal energia da costringere i suoi cento parlamentari scesi dentro a Roma ladrona per scardinare il fortino centralista a rinchiudersi in un residence isolato per non essere contaminati dal potere corruttore. L’esperienza di eremitaggio politico duro’ una settimana, perché una sera un gaudente e festaiolo Giuseppe Farassino ruppe l’isolamento, trascinando tutta la compagnia a pasteggiare a tarallucci e vino, in buona concordia e grande allegria nelle trattorie di lusso a poca distanza dal parlamento,  occupando i tavoli migliori, lasciati in eredità ai deputati leghisti venuti dopo ed a quelli che si sono aggregati via via anche dal Mezzogiorno.

Con squillar di trombe tipo “uno vale uno” ignoti signori nessuno hanno dato il cambio nella solitaria ostentazione di purezza, raggruppati e beatificati dalle strapazzati invettive di un noto comico genovese. Hanno preteso di essere dei semplici portavoce ma in qualche anno sono finiti per intendersi con quasi tutte le componenti della famigerata casta, con capriole e peripezie pur di conservare la sempre disprezzata a parole, ma tenuta ben stretta poltrona.

Le ultime piroette ed i ruzzoloni del Capitano hanno costretto anche lui ad abbandonare lo splendido isolamento, finendo per appoggiare un governo capeggiato da un uomo principe dell’Europa dei mercati, allearsi anche con il Partito della Boldrini, approntare banchetti referendari coi laicisti più accesi e prepararsi a lingua lingua con l’ex sindaco di Firenze, il miglior prodotto dell’inaffondabile manovrismo di scuola democristiana.

Oggi la palma della solitudine virtuosa e’ unicamente nelle mani dei fratelli e delle sorelle d’Italia che a restare in un angolo hanno lunga abitudine. Come dimostra la fiamma nazionalista del loro simbolo, ereditata da quando i loro antenati politici erano “il polo escluso”.

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