SINISTRA SMEMORATA – E pensare che quel comunista eretico Terracini sul giornale di Togliatti sosteneva l’autonomia differenziata delle Regioni

20 Aprile 2024
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di Roberto Gremmo – L’autonomia regionale differenziata ha fra i suoi primi teorici Umberto Terracini, autorevole Presidente dell’Assemblea Costituente e Comunista eretico tutto d’un pezzo.

L’attuale prevalere nel PD dei gruppi di potere meridionalista che in questi giorni stanno dando il peggio di sè in Puglia ha fatto abbandonare ogni idea federalista agli eredi del PCI e della sinistra DC malamente assemblati. E così oggi viene stupidamente abbandonata la tradizione autonomista che, pur minoritaria, ebbe diritto di cittadinanza in quei vecchi partiti popolari. Lasciando campo libero alle Destre, come giustamente notava “Cuore Verde” sul nostro giornale. Appropriazione indebita di idee altrui, perché missini, liberali di varia gradazione e democristiani clientelari sono sempre stati feroci avversari persino di un timido federalismo, bloccando per venticinque anni la realizzazione del dettame costituzionale sulle Regioni ordinarie.

Eppure furono proprio uomini di sicuro orientamento progressista a sostenere apertamente già in anni a noi lontani la necessità per la Repubblica Italiana di liberarsi per sempre della zavorra sabaudo-borbonica-fascioburocratica sopravvissuta alla fine dello Stato risorgimentalista.

Fra tutti i pionieri riformatori, va ricordato in modo particolare Terracini, soprattutto per un lucido e coraggioso saggio dal titolo “Autonomie locali, Regioni e Prefetti” pubblicato nella primavera del 1956 sulla rivista “Rinascita” diretta da Palmiro Togliatti.

Per Terracini, il difetto stava nel manico, nella formazione centralista dello Stato unitario basato su un sistema di controllo governativo sulle amministrazioni locali esercitato ed imposto tramite l’apparato prefettizio, ereditato dal fascismo “da buon erede del liberalismo italiano, antidemocratico per eccellenza e conservatore anche nei suoi brevi periodi di pavida è imposta azione riformatrice”. Tutela dei funzionari governativi non smantellata dalla Repubblica, dove “i reinsediati prefetti e l’alta burocrazia ministeriale e quindi fascista, rabbiosamente restauravano” la supremazia romanocentrica.

Perciò c’era una sola strada possibile per una vera democrazia partecipata: creare le Regioni come prevedeva la Costituzione e dar maggior potere agli enti locali della rappresentanza popolare, “distruggendo l’assurda uniformità che costringe tutti i Comuni e tutte le Province italiane, non ostante la grande varietà delle loro caratteristiche, in un solo rigido schema organizzativo e funzionale”.

Questo sistema doveva finire, secondo Terracini, con Regioni che dovevano potere, e questo è il punto, “emanare le norme legislative sulle materie di loro spettanza: l’urbanistica, le circoscrizioni comunali, la polizia urbana, la viabilità, la beneficienza pubblica, l’assistenza scolastica, il turismo e l’industria alberghiera, le fiere e i mercati, ecc. ecc.”. In altri termini: autonomia differenziata. Così pensava il Comunista eretico Umberto Terracini.

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