La pacificazione del Capitano – Come quella di Togliatti, una “amnistia” tra brigate nere e sedicenti partigiani?

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di Roberto Gremmo – Messo a terra dagli ultimi disastri elettorali, il poliedrico e fantasioso Capitan mohito estrae dal cappello del mago la proposta d’una benevola “pacificazione fra gli italiani”. Senza false modestie ma in pieno marasma d’idee, il nostro valoroso condottiero si sente un secondo Togliatti che negli anni convulsi del dopoguerra stava al governo con De Gasperi e al contempo faceva l’oppositore sociale, illudendo i suoi ingenui gregari che la rivoluzione era dietro l’angolo.

Abile triplogiochista, il capo del Partito comunista tendeva la mano ai fascisti evocando per primo la pacificazione e varando da ministro della giustizia una vergognosa amnistia che d’un colpo solo cancellava i crimini delle brigate nere e, di contrabbando, i delitti del triangolo della morte delle vendette sedicenti partigiane del dopoguerra.

Capitanissimo vuol fare lo stesso abilissimo gioco. Stare sulle poltrone di governo per lucrare prebende di sottogoverno e al contempo strizzare l’occhio alla piazza ribelle. Tutto questo anche per distrarre l’attenzione dalle imbarazzanti presenze fra le sue schiere di vocianti italianissimi arruolati negli ultimi tempi  per la crociata nazionalista. Che cosa c’è’ di meglio di un oblio collettivo, d’una conciliazione sotto l’ala protettiva del banchiere Rambo e Superman di cui il Capitano si gabella miglior seguace per far uscire la superlega dal vicolo cieco dove e’ andata a cacciarsi?

Purtroppo per lui, la manovra pacificatrice ha il fiato corto e il disastro della sua Lega supernazionalista e’ sotto gli occhi di tutti. Noi, e’ notorio, abbiamo grande stima di questo politico che in un amen e’ riuscito a distruggere  col miraggio di quattro poltrone ed approfittando di troppe debolezze le speranze autonomiste padane ed alpine e pertanto ci permettiamo di dargli un modesto consiglio. Smetta di cambiare felpe, una volta di governo e l’altra di piazza e risalga politicamente la linea gotica, si faccia portavoce degli interessi territoriali del nord, quelli che la demagogia sudista si prepara ad umiliare e punire perché di gettare ancora una volta risorse nei pozzi senza fondi del Sud “c’è lo chiede l’Europa”.

Se lo farà, nascerà davvero una nuova Lega dove oltre tutto non ci potrà essere spazio per personaggi imbarazzanti. Fra i patrioti dell’Europa delle piccole patrie, catalani in testa, non ci sono nostalgici. Perché il federalismo e’ la vera alternativa al regimi centralisti. 

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