In Italia chiuse, in Gb aperte. E’ Freedom in discoteca. Stop a limitazioni nella Brexit del Covid

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Mentre in Italia le discoteche restano chiuse e si discute sull’impego del Green Pass, a Londra avviene l’esatto contrario. Nella terra della Brexit infatti  è secessione anche dalle regole che in Europa a macchia di leopardo vengono imposte. Così migliaia di giovani inglesi si preparano a ballare per tutta la notte domani, in quello che è stato soprannominato il ‘Freedom day‘. Il riferimento è alla riapertura dei locali dopo 17 mesi di chiusura a causa della pandemia di Covid-19, nel giorno fissato dal governo a lunedì 19. Da Londra e Liverpool, centinaia di feste sono state organizzate sfruttando il fatto che in Inghilterra cadranno quasi tutte le restrizioni. Indossare mascherine non sarà più obbligatorio, così come distanziamento sociale e limiti al numero di presenti a performance artistiche e feste. Le discoteche, chiuse dal marzo 2020, riapriranno di fatto senza restrizioni, e le feste hanno registrato il tutto esaurito da giorni. Tuttavia, mentre il settore e i giovani fanno il conto alla rovescia, molti sono preoccupati dal continuo aumento dei contagi: ieri oltre 54mila, il dato più alto da gennaio, sebbene il numero dei decessi sinora sia in proporzione relativamente basso. 

Londra tenta di rassicurare ripetendo che il 67,8% della popolazione adulta ha ricevuto due dosi di vaccino (circa metà degli abitanti). Ma agli scienziati internazionali non basta, per il rischio di super-varianti resistenti ai vaccini, dell’influenza nei mesi autunnali, dell’ancora assente o incompleta vaccinazione dei giovani. Giorni fa 1.200 esperti hanno scritto alla rivista medica The Lancet criticando la scelta. E anche il chief medical officer del premier Boris Johnson, Chris Whitty, ha avvertito: “Potremmo avere di nuovo problemi in modo sorprendentemente veloce”. Johnson ha chiesto ai proprietari dei locali di ammettere solo vaccinati, guariti o persone con test negativo, ma non c’è obbligo e, secondo Night Time Industries Association, l’83% dei club non lo farà. 

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