No Brexit – The Independent: due terzi di britannici pronti a referendum per tornare in Europa?

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Corsi e ricorsi della storia. Dopo la Brexit la no Brexit? Stando a quanto riporta l’agenzia Nova, il quotidiano inglese ha pubblicato un sondaggio dal quale emerge che quasi due terzi dei cittadini britannici sarebbero pronti a sostenere un nuovo referendum sul rientro del Regno Unito nell’Unione europea. Si tratta di un dato interessante, che potrebbe riaprire in qualche modo il dibattito pubblico sul tema, sia a Londra che a Bruxelles. A livello pratico, però, si interroga l’agenzia, due domande emergono in via preliminare: esiste la volontà politica nel Regno Unito di fare dei passi indietro su quanto deciso negli ultimi anni? A livello formale, quali sarebbero invece le procedure da attuare per consentire un rientro del Paese nell’Unione europea? Per capire le ragioni e le possibilità di un secondo referendum sulla Brexit bisogna guardare a tre prospettive diverse: il dibattito politico britannico, quello europeo e in generale alla dimensione geopolitica del Continente, come ha affermato il presidente del Consiglio italiano del Movimento europeo, Pier Virgilio Dastoli, ad “Agenzia Nova”.

La prospettiva di una nuova adesione del Regno Unito all’Unione europea “ha un punto di debolezza considerevole”, ovvero che i due principali partiti britannici, i Conservatori e i Laboristi, non hanno in programma l’ipotesi di un ritorno del Paese nell’Ue. 

(…) “La prima strada” che emerge dal sondaggio pubblicato sul “The Independent” e dai dibattiti in corso nel Regno Unito potrebbe essere l’entrata nell’unione doganale, con un ritorno nel mercato unico, un tema che riscuote un certo interesse negli ambienti economici d’Oltremanica. Per Dastoli sarebbe possibile un ritorno nello spazio economico europeo attraverso accordi specifici, e questa “potrebbe essere una prima tappa”. In generale, allo stato attuale, non ci sarebbe comunque interesse per l’Ue “a riprendersi il Regno Unito” alle stesse condizioni precedenti la Brexit. Questa visione potrebbe però cambiare dopo le elezioni europee del 2024, a maggior ragione se si dovesse formare una maggioranza formata dai Popolari e dai Conservatori e riformisti. I contatti delle ultime settimane tra il presidente del Ppe Manfred Weber e Giorgia Meloni, in qualità di leader del gruppo Ecr. Con questa alleanza, che romperebbe la tradizionale grande coalizione tra popolari e socialisti, ci potrebbe essere secondo Dastoli una maggiore disponibilità a riaprire il discorso di un ritorno del Regno Unito nell’Ue in una prospettiva più confederale.

Non solo. (…) Per il futuro governo di Londra “non esiste una soluzione perfetta” anche in merito ai malumori in Scozia, Galles e Irlanda del Nord. La Brexit è stata vista come “un tradimento della democrazia” dall’elettorato scozzese, mentre un avvicinamento radicale all’Ue potrebbe generare scontento a Belfast, dove permane attualmente lo stallo politico causato proprio dalla disputa sul protocollo nordirlandese.

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