Elezioni europee, le mosse di chi ha perso consenso e di chi ha superato il populismo salviniano

8 Luglio 2023
Lettura 2 min

di Giovanni Robusti – Di elezioni europee nel passato se ne è parlato sempre poco. Anzi nulla. Certamente non con un anno di anticipo. Che la politica italica inizi a capire il peso della politica europea soprattutto sul portafoglio di tutti?
Sia a prendere che a dare? No, non credo proprio.
Quindi cosa sta succedendo? Credo un passaggio epocale.
Anzitutto il peso sulla politica finanziaria, se non addirittura proprio sui soldi veri e propri, dell’Unione
Europea è fisicamente percepito ormai da tutto il mondo economico produttivo. Che di conseguenza spinge
sui propri referendum politici perché si sveglino ed escano dall’egocentrismo nazionale. Tant’è che anche la
destra populista ormai non si sbilancia più verso i no euro e stupidaggini simili. Una classe politica che solo
due anni fa imperversava nei salotti televisivi, è sparita nel nulla.


Soprattutto, è iniziata la partita del dopo Berlusconi. E qui nasce il problema. Per i più sembrerebbe logico
aspettare il dopo elezioni per trarne le conseguenze. Ma per i pochi che conoscono bene, perché fanno fare
sondaggi a ritmo serrato, c’è qualche dubbio. Certamente per Salvini e Tajani potrebbe essere un bel passo
indietro. Salvini soprattutto che può vantare il miglior successo della sua carriera politica nelle elezioni
europee appena passate. A sondaggi attuali perderebbe molti, troppi, parlamentari europei. E in Forza Italia
non ci sarà più il Silvio nazionale che in campagna ha sempre saputo dare il meglio di sé. Quindi per
entrambi forse sarebbe una soluzione cercare di fare prima un polo unico con Meloni e giocarsi le
candidature e non gli eletti. Alla Lega, da Bossi a Salvini, questo giochino ha sempre dato buoni frutti. Come
nelle recenti elezioni italiane.


Ma c’è un però! Fratelli d’Italia godrà dell’effetto opposto. Potrebbe decuplicare la propria rappresentanza
europea. Se si considera che, largo circa, un punto percentuale genera un parlamentare, potete ben capire i
i numeri. E quindi a FdI potrebbe convenire andare al voto ognuno per sé e poi ragionare dopo dei
risultati sul piano nazionale.


Quindi allora, ecco perché oggi tutto in politica sembra girare sulle prossime europee. Perché potrebbe essere
l’occasione per superare gli attuali partiti e creare un agglomerato di destra. Una sorta di vero partito
repubblicano americano. Con molti vantaggi per tutti? Certamente per Giorgia Meloni che così facendo
supererebbe una Fratelli d’Italia che gli sta andando sempre più stretta, per non dire peggio. Santanchè è solo la
punta di oggi e domani, se non si dimette “spintaneamente” prima.
Ammucchiata meno gradita a Salvini che vedrebbe praticamente azzerato il suo ruolo e di fatto chiuso il suo
percorso. Tornare sul federalismo gli è ormai impossibile. E lo sfaldamento della commissione Calderoli sulla
autonomia differenziata non è un caso. Probabilmente il meno disinteressato potrebbe essere Tajani che,
alla fine, otterrebbe qualcosa in più che sparire nella storia dell’epopea berlusconiana.


Resta poi il problema degli equilibri europei e dello stesso Parlamento. Governato da una statica
maggioranza di centro sinistra, oggi vede tramontare il suo monopolio. Da sotto preme una destra, spesso
di un becero populismo, che mette insieme paesi dalle storie diverse. Francia, Italia, Polonia, Ungheria.
Democrazie, forse non tutte, ben diverse tra di loro che oggi hanno sempre e solo fatto opposizione a
Bruxelles. E fare opposizione a Bruxelles serve a poco per come funziona il Parlamento stesso. Serve a fare
rumore per incassare qualche vantaggio d’immagine, senza dover fare tante alleanze. I gruppi europei dei
populisti sono sempre stati aggregazioni di persone con interessi politici, culture, esperienza veramente
diverse tra di loro. Ma dopo, se i numeri daranno loro ragione, potrebbe cambiare la musica.


Tuttavia anche gli attuali gruppi che governano il Parlamento Europeo devono mettere le mani avanti alla
luce di un futuro abbastanza prevedibile. Non stupisce quindi che i Popolari europei, a cui aderisce Forza
Italia da sempre, stia facendo la corte alla Meloni. Si vede una Meloni costretta a prendere atto del pesante ruolo che l’Unione Europea ha sulle scelte di ogni giorno. Migranti compresi. Meloni che però ha la camicia tirata dalla Le Pen, dai Polacchi e da Orban etc.
Per questo potrebbe succedere qualcosa di imprevedibile appena dopo le ferie. Ma basterà aspettare per
vedere. Oggi è troppo presto per fare previsioni. Sarebbe già molto aver fotografato in modo accettabile le
dinamiche in corso. Certamente di brace sotto la cenere ne arde molta.

IL GIORNALE

Direttrice: Stefania Piazzo
La Nuova Padania, quotidiano online del Nord.
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