Un’altra aggressione da cani (molossoidi) mentre la politica se ne frega dell’incolumità pubblica. Andate avanti così. Più pitbull per tutti

13 Maggio 2024
Lettura 2 min

di Stefania Piazzo – La politica ha, tra le altre cose, una responsabilità. Occuparsi dell’incolumità pubblica. Punto e a capo. Le aggressioni, purtroppo per lo più a carico di cani impegnativi, non si contano più. E’ o non è una questione di incolumità pubblica?

L’ultimo episodio è di poche ore fa. “Una bambina di 2 anni e mezzo è in gravi condizioni all’ospedale Niguarda di Milano dopo essere stata azzannata da un pitbull mentre giocava con la sorellina gemella in un appartamento a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, dove sono intervenuti i vigili del fuoco. La bimba è stata trasportata in codice rosso con l’elisoccorso a Bergamo. Illesa la sorella. La zia, che le ha salvate chiudendole in una stanza, è rimasta a sua volta ferita ed è stata portata in ospedale in codice giallo. Sul posto intervenuti la Polizia locale di Sesto San Giovanni e l’Ats. Il pitbull si trova adesso rinchiuso in un canile”. Così le agenzie.

La questione è molto semplice. Chi possiede determinate razze o cani meticci potenzialmente pericolosi, se non ha le competenze, se non dimostra di saperli gestire, non deve tenere quei cani. Non può perché non ha le capacità per gestirli. Sono pistole fumanti. Meglio se si porta a casa un quattrozampe che, seppur mal gestito, ha un morso che non uccide o rischia di uccidere. Se proprio vuole a tutti i costi avere un cane. Ma c’è sempre l’alternativa meno pericolosa di un peluche.

Nel 2009 quando l’allora sottosegretario Martini introdusse l’ordinanza ministeriale sull’incolumità pubblica, volle creare il patentino. Ma il patentino non è mai stato preso sul serio dai sindaci né, spiace dirlo, da una buona fetta della veterinaria pubblica.

Oggi il patentino, con il crescere dilagante delle aggressioni e della proliferazione di cani molossoidi, tipo amstaff o pitbull, dogo argentino, rottweiler, senza peraltro un codice genetico controllato, con cucciolate casalinghe, incrocioni da ignoranza grassa, non basta. Non basta perché qualche giorno di istruzioni per l’uso fanno ridere. Nessuna prova pratica, nessuna verifica sul campo sul proprietario per vedere se, nella vita quotidiana, sappia gestire il proprio cane.

Avanti così, con cani di famiglia che i proprietari non sai come li abbiano educati, socializzati né sai da dove arrivino. La politica evoca solidarietà. E poi non affronta la realtà. La nega, la ignora, perché le soluzioni, radicali, serie, sono impopolari. E siccome vale di più il voto della vita, più pitbull per tutti.

Nei giorni scorsi, a fronte dell’ennesimo episodio di sbranamento, l’amico e avvocato Filippo Portoghese, ha scritto:

“Vergogna e profondo dolore. Purtroppo in un paese come il nostro dove la funzione legislativa non viene più esercitata ma delegata o scippata da altro potere in violazione di quanto dispone la nostra Costituzione, le speranze che si possa porre definitivo rimedio a queste sciagure è davvero tenue. Avanti così”.

Sciagura è il termine esatto. Lo dico da giornalista, da addestratore ed educatore cinofilo. Non c’è speranza. L’elenco dei morti continuerà. Per non parlare poi di chi è la competenza nel controllare cani che vagano, di proprietà. I sindaci? La polizia locale? Ecco. Appunto. E senza dire dei canili e dei cani dati in adozione, senza selezionare le famiglie. A quando una radicale riforma culturale, di formazione, del volontariato, del personale dei rifugi, per formare in modo corretto chi passa di mano in mano questi disgraziati esseri viventi? Dei cuggini e dell’ammore ne abbiamo le balle piene. E pieni sono i canili comunali di questi molossoidi che non hanno futuro. Chiudiamo il rubinetto o è scandaloso proporlo?

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