Dati Istat. Tra i nuovi poveri ci sono i lavoratori dipendenti. Potere d’acquisto inesistente. La politica si scandalizza solo ora dei salari da fame?

15 Maggio 2024
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 Un ”quadro allarmante” dai dati ISTAT. Lo rileva all’Adnkronos mons. Luigi Renna, presidente della Commissione della Cei che si occupa dei problemi legati al mondo del lavoro, a proposito dei dati ISTAT con particolare riferimento al fatto che tra i nuovi poveri ci sono i lavoratori dipendenti. ”Già preannunciata dai dati ISTAT sul lavoro del 31 gennaio scorso, quelli sulla povertà appaiono oggi ci danno un quadro allarmante che riguarda proprio i lavoratori e la debolezza del potere d’acquisto dei salari di molti di loro. La mancata integrazione degli stipendi a fronte dell’acquisto, il non adeguato aggiornamento ad alcuni standard di competenze in alcuni settori, – evidenzia il presule – rende proprio quella che è la fonte di sicurezza sociale, il lavoro, vulnerabile. Quando a farne le spese sono i minorenni, si affaccia lo spettro della povertà educativa”.

Il vescovo a capo della Commissione Cei che si occupa di lavoro e giustizia lancia un appello alla politica: ”Non possiamo che guardare alla politica per cercare risposte per creare e integrare condizioni di dignità attraverso livelli minimi di remunerazione per tutti, con tutele per i lavoratori che hanno una qualifica più bassa. Allora lo stesso tempo è bene attenzionare la povertà familiare, per integrare tutto ciò che può assicurare formazione alle future generazioni e dare loro speranza di uscire da una povertà che stanno già sperimentando”. 

”La povertà è in forte crescita” soprattutto per le nuove generazioni. Infatti ”più una persona è giovane, più è probabile che abbia difficoltà”. ”Nel 2023, 1,3 milioni di minorenni sono in condizioni di povertà assoluta, con un’incidenza del 14 per cento. Valori più elevati della media nazionale si registrano anche per i 18-34enni ei 35-44enni (11,9 e 11,8 per cento, rispettivamente). Migliore la situazione per le fasce più anziane: 5,4 per cento per i 65-74enni, 7 per cento per gli individui con 75 anni e più”. Lo rileva l’ISTAT nel rapporto annuale. Negli ultimi 10 anni si è allargato il divario tra le condizioni economiche delle generazioni. La situazione si è invertita alla fine degli anni 2000: la grande recessione ha penalizzato di più le giovani generazioni.

Per l’effetto del forte rialzo dell’inflazione degli ultimi tre anni, le spese per il consumo delle famiglie sono diminuite in termini reali ed è aumentata la distanza tra le famiglie più e meno abbienti. Nell’intero periodo 2014-2023 l’incidenza di povertà assoluta individuale è aumentata di 2,9 punti percentuale, e tutte le fasce da 0 a 64 anni hanno peggiorato la propria posizione più della media (con un massimo di +4,5 punti percentuale per i minori). Le fasce di età più anziane hanno, invece, limitato il peggioramento a poco più di un punto percentuale. L’incremento della povertà assoluta ha, quindi, riguardato principalmente le fasce di popolazione in età lavorativa ei loro figli. 

“I numeri del rapporto annuale sono impietosi e certificano il fallimento del Governo Meloni. Nel 2023, l’8,2% dei lavoratori era in povertà assoluta; la peggiore ancora è la situazione in cui versano gli operai: il 14% sono lavoratori poveri numeri, che testimoniano plasticamente come il potere d’acquisto sia stato eroso dall’acquisto , un’esecuzione seria approverebbe oggi stesso una legge sul salario minimo legale come quella che abbiamo presentato e su cui adesso raccogliamo le firme Meloni&Co invece continuano a raccontare panzane ai cittadini e a fare la guerra ai poveri e ai cittadini onesti. Prima vanno a casa e meglio è”. Così in una nota il senatore e vicepresidente del M5S, Mario Turco, coordinatore del comitato Economia, lavoro e impresa 5 Stelle. 

“I dati sono decisamente allarmanti – record di persone in condizione di povertà assoluta nel 2023, con un forte aumento dell’incidenza tra i lavoratori dipendenti – ma il governo Meloni continua a combattere i poveri e non la povertà tutte le scelte dell’esecutivo vanno in una sola direzione: lo smantellamento delle principali politiche pubbliche contro l’esclusione sociale e la sottovalutazione dell’erosione del potere d’acquisto delle famiglie a causa dell’acquisto e della crescente diffusione del lavoro povero governo ha cancellato il reddito di cittadinanza, tagliando di quasi il 25 per cento le risorse contro la povertà, e ha azzerato il fondo sociale affitto e il fondo morosità incolpevole”. Così in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd.

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