Congresso del Partito comunista cinese. Il regime blocca Wechat. Condivideva foto delle proteste. Arresto per 1,4 milioni di persone

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 Nel giorno del congresso del partito per la scontata rielezione del presidente, la Cina pensa been di bloccare gli account degli utenti di wechat che avevano condiviso le immagini di una protesta. Un incendio a Pechino e due striscioni scritti a mano su un cavalcavia autostradale (il ponte Sitong) che chiedevano le dimissioni del presidente Xi Jinping, definito “dittatore e traditore” e la fine delle politiche zero-Covid.

Vietato far sapere in Cina che esiste il dissenso. Sugli striscioni si leggeva: “Non vogliamo test PCR, vogliamo cibo, non vogliamo lockdown, vogliamo libertà”.

“Non vogliamo figure di spicco, vogliamo votare, non essere uno schiavo ma un cittadino”, c’era anche scritto, secondo le immagini pubblicate su Twitter, riporta il Financial Times.

Il magnate della proprietà Ren Zhiqiang è stato arrestato due anni fa dopo aver criticato la gestione dell’epidemia di coronavirus da parte di Xi: è stato accusato di corruzione e condannato a 18 anni di carcere.

Agi riferisce che il servizio Weibo simile a twitter ha bloccato tutti i risultati per una serie di parole chiave collegate all’incidente, tra cui “ponte”, “bravi”, “guerriero”, perfino “Pechino” e “coraggio”.  I funzionari cinesi hanno trascorso mesi a prepararsi al congresso del partito. Il ministero della pubblica sicurezza poi ha lanciato un’operazione che ha portato all’arresto di 1,4 milioni di persone.

Foto di Adem AY

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