Il cantautore Alessandro Valassina, “Quel de la periferia”

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di Marcus Dardi – Nell’equinozio d’autunno del 1952 nasce a Paderno Dugnano un futuro poeta della canzone meneghina. Il suo nome è Alessandro Valassina.

Alessandro ama definirsi “Quel de la periferia” che è un po’ come dire “il poeta della porta accanto” proprio per la sua naturalezza, la sua semplicità ed il suo amore per le tradizioni.

La sua carriera artistica di cantante nasce dal profondo del cuore e per scopi benefici. Porta la sua cultura musicale, meneghina e non, in Residenze per anziani, ospedali e spesso nei reparti di pediatria.

Dopo il crollo del muro di Berlino, Alessandro collabora attivamente con la CEI, conferenza episcopale italiana. Il suo compito è quello di rendere operative moltissime tipografie, specializzate in testi religiosi, in Russia, Lituania e Polonia. Tra una stampa di un vangelo, di un messale e di altri libri liturgici, Alessandro esegue molti concerti sacri nelle Chiese locali e concerti molto meno sacri, ma ricchi di tradizioni, in crotti e taverne, riuscendo persino a far ascoltare il dialetto milanese ai russi, lituani e polacchi.

La sua attività è quella di scrivere poesie da musicare e di interpretarle. Per la musica si avvale della collaborazione del Maestro Enrico Bezzini.

Scrivere testi e cantare viene definita, da Alessandro, la sua “Ragione di Vita”. I risultati non tardano ad arrivare.

Esordisce, in collaborazione con Luciana Rossi, con la canzone “La mia ombra”.

Conosce l’attore e commediografo Roberto Marelli e poi inizia una lunga, proficua e tuttora attiva collaborazione con Luigi Frojo, regista, presidente dell’Associazione Amici della Musica e direttore del Teatro di Varedo.

Partecipa a programmi televisivi e a concorsi canori tra cui il Premio Giovanni D’Anzi ed il concorso Città di Lissone “Cantemm Insemma”.

Al concorso di Lissone vince per ben due volte di seguito, nel 2017 e nel 2018, rispettivamente con le canzoni: “La Fera” e “La Cassouela”.

Con gli Amici della Musica partecipa a diversi eventi e ha inciso vari CD con canzoni dialettali e non.

Scrivendo testi poetici per canzoni non poteva risparmiarsi di pubblicare dei libri. Il suo ultimo libro si intitola “ieri c’erano gli zoccoli”. E’ un libro, come lui ben definisce, scritto “in punta di lapis” poiché il linguaggio da lui usato è in dialetto. Alessandro però ha voluto dare una forte impronta personale, ha usato un dialetto particolare, il dialetto delle ringhiere.

Quel dialetto della tradizione orale, parlato e imparato da piccolo, senza tener conto dell’ortografia classica, scritto volutamente così per dar più dignità al linguaggio popolare.

Per chi fa un po’ di fatica a capire, a lato del testo in dialetto c’è la traduzione in italiano.

Non contento sta preparando un nuovo libro, interessantissimo, dove racconta la sua esperienza di tipografo della “Fede”.

Alessandro, “Che Dio ti Benedica!”.

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