La priorità per non morire di fame: i 5Stelle, inserire la laicità all’art. 1 della Costituzione

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di Giuseppe Olivieri – “Maestà, il popolo ha fame!” “Dategli un po’ di laicità”.
Di cosa dovrebbero occuparsi i parlamentari di Roma in questo momento?
Secondo il buon senso e la valutazione delle reali necessità quotidiane, ci sarebbe una sanità da rifondare e imprese da supportare perché possano garantire un livello e un tasso di occupazione sempre in calo.


Non la pensano così i 28 senatori del M5S che ritengono invece urgente riformare l’articolo 1 della Costituzione, proponendo un disegno di legge che consenta di inserire nella Carta il principio di laicità dello stato.
Il testo del ddl 1828 che reca il titolo “Modifiche all’articolo 1 della Costituzione in materia di laicità della Repubblica” non è ancora disponibile sul sito web del Senato, per cui non ci è dato sapere il contenuto della proposta in tutti i suoi particolari.


Ci viene in aiuto, però, il senatore Iunio Valerio Romano che così ha cercato di spiegare all’Adnkronos: “Ritengo che il principio di laicità dello Stato si ricolleghi strettamente a una tutela più forte della libertà di religione e anche di professare il proprio ateismo”.


Una supercazzola degna della serie cinematografica “Amici Miei”, in grado di suscitare ilarità e piacevoli sorrisi, se non fosse pronunciata in un momento storico drammatico per le condizioni economiche di molte aziende e altrettante famiglie, alla ricerca di risposte concrete da parte dello stato.


Questo ddl, presentato e annunciato durante la seduta n.221 del 26 maggio, rappresenta la conferma di come le iniziative politiche assunte dal parlamento di Roma e la vita reale dei cittadini viaggino su due binari paralleli. Le legittime richieste degli elementi più virtuosi dello stato, come molti enti locali, le famiglie, le imprese, necessitano di provvedimenti immediati finalizzati alla loro preservazione e alla loro sopravvivenza. Roma risponde con la vacuità, con le chiacchiere, con iniziative inutili e aventi lo scopo di garantire la sopravvivenza dei proponenti.
A ciò si aggiunga il carattere quasi contradditorio che le parole del sen. Romano sembrano presentare:
“Nel rispetto e a tutela della nostra tradizione identitaria cattolica, penso che i tempi siano maturi per cristallizzare il carattere democratico e laico del nostro Stato. La laicità della Repubblica – prosegue Romano – è uno dei principi fondanti della nostra Costituzione, ritenuto ‘supremo’ dalla stessa giurisprudenza costituzionale, la cui esistenza discende dal principio pluralista a cui si ispira il nostro ordinamento”.
L’intervento dei pentastellati, alla ricerca di una visibilità ormai offuscata dall’inconsistenza del proprio operato, non aggiungerebbe alcun valore integrativo al contenuto della Costituzione. Questa, infatti, all’articolo 19 già prevede il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa e praticarne il culto. Ci si riferisce ad un diritto, non ad un dovere: viene lasciata la libertà di scelta in base alla sensibilità, alla propensione d’animo, all’intimità più profonda di ogni cittadino. Lo stato italiano quindi già dimostra intrinsecamente la propria laicità, proprio perché non obbliga nessuno a professare una fede imposta, come uno stato confessionale, o, a maggior ragione, uno teocratico porterebbero a fare.
La laicità dello stato italiano, oltre che dall’art. 19 si evince anche da altri articoli costituzionali. Fra questi l’art. 2 afferma che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”; l’art.3 stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione alcuna, neppure in fatto di religione; l’art.8 recita che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”.
Appurata quindi l’inutilità del ddl 1828, a questo punto potrebbe sorgere un sospetto.


Da anni spesso si attacca la libertà di espressione di istituzioni religiose in relazione per esempio a tematiche di carattere etico. Si potrebbe talvolta discutere in merito alla loro opportunità, ma non certo metterne in discussione la legittimità, considerando che il diritto alla libertà di espressione rappresenta un altro caposaldo del dettato costituzionale. Inoltre, da anni l’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e lo sviluppo in Europa) produce una relazione sui crimini d’odio nei vari paesi europei. In Italia ogni anno sono sempre numerose le discriminazione su base religiosa che vengono rilevate e denunciate a testimonianza del clima di scarsa tolleranza nei confronti di chi professa una fede. Vi è pertanto un sempre più diffuso sentimento laicista.


Ecco che il dubbio si concretizza nel ritenere che il desiderio di legittimare una laicità dello stato, che già esiste, presupponga la giustificazione della negazione di qualsiasi riferimento religioso: il laicismo.
Giocare sull’equivoco del significato dei due termini (laicità e laicismo) risulterebbe quindi molto facile e andrebbe a vantaggio di chi ha sempre agito nei confronti di un sentimento o di una tradizione religiosa con disprezzo, se non addirittura con discriminazione.
Ignoriamo se l’intento dei firmatari del ddl 1828 sia proprio questo.
Essere lontani dalle necessità dei cittadini e perdersi in provvedimenti inutili è disumano. Colpirli nella loro profonda intimità sarebbe scellerato.

Photo by Vicky Hladynets

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