Governo. Tutto in una notte, altrimenti elezioni? Aut aut di Letta e Salvini per i veti di Conte

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 “Mentre stiamo parlando il Governo c’è, la cosa certa è che l’Italia non può permettersi mesi di litigi. Se bisogna passare mesi a litigare e questionare meglio dare parola agli italiani. Se… non commento i se… Chiedetelo ai 5 Stelle se non votano domani. Se sicuramente i 5 Stelle non voteranno la fiducia al governo sarà evidentemente un problema perché sono il primo partito in Parlamento, non stiamo parlando di tre parlamentari. Se il primo partito in Parlamento non vota la fiducia a un decreto che mette 15 miliardi di euro nelle tasche degli italiani, è evidentemente un problema. Cade? Chiedetelo agli altri”: così Matteo Salvini, leader della Lega, a margine di un evento Confini, in merito al voto di fiducia sul Dl Aiuti in programma giovedì 14 luglio al Senato.

“L’emergenza in questo momento è lavorare per aumentare stipendi e pensioni, non si può perdere tempo in litigi e beghe, cosa pensa Conte, cosa fa Di Maio, Renzi, i 5S”.

Anche Enrico Letta alza l’asticella e la fa senza giri di parole. Non è “un ricatto”, non è “una ripicca” ma se i 5 Stelle escono, si va a votare. “E’ nella logica delle cose”. E le parole di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi sono lì a confermarlo. “Quello che hanno detto è una considerazione ovvia”. Le parole del segretario del Pd davanti alla riunione congiunta dei parlamentari arrivano mentre è ancora in corso un consiglio nazionale fiume dei 5 Stelle. “Domani al Senato escono”, la previsione dei deputati e senatori che si infilano nella Sala Regina alla Camera. Poi l’indiscrezione dell’Adnkronos su un possibile nuovo incontro o comunque contatti nelle prossime ore tra Giuseppe CONTE e il premier Mario Draghi, ferma i motori. E da molti dem viene letta come un ‘extra time’ di CONTE per tentare di uscire dall’angolo ed evitare lo shown down domani al Senato nel voto di fiducia sul dl Aiuti. La convinzione tra i parlamentari Pd è che dopo le parole di Draghi ieri sul no al bis e quindi quelle di Salvini e Berlusconi, si sia diffuso il panico tra i pentastellati e che il tempo dei ‘giochetti’ sia finito. E Letta non fa sconti, drammatizza, cita la Prima guerra mondiale. “Dico: attenzione, perchè non vorrei che con i distinguo si finisse come con il colpo di pistola di Sarajevo che diede il via alla Prima guerra mondiale. Nessuno vuole che i distinguo divengano il colpo di pistola di Sarajevo”. Che farebbe saltare il governo ma anche le alleanze. Perchè proprio nel momento in cui le priorità sociali del Pd e del campo progressista diventano priorità per il governo, sarebbe “paradossale aprire una crisi”.

 “Nel momento nel quale il governo mette al centro della sua azione la lotta alla precarietà credo sarebbe paradossale mettere in crisi il governo”, scandisce Letta che anzi rivendica con “orgoglio” che le priorità poste da tempo dal Pd – dal salario minimo al cuneo fiscale- siano entrate nell’agenda di governo. E quindi avverte i 5 Stelle: “Dico con grande forza a chi pone una serie di questioni e una svolta che noi, questa svolta, l’abbiamo vista e intravisto la possibilità concreta di una svolta sociale perchè i prossimi 9 mesi siano i mesi in cui il governo risponde alla crisi”. Ma se il governo cade, cade anche la possibilità di concretizzare quell’agenda sociale. “E’ il momento non di frenare ma di accelerare l’azione di governo, non è il momento di parcheggiare la macchina nel box ma di accelerare. Penso che di fronte al semestre caldo, all’autunno caldo” che si aspetta “le forze politiche, responsabili e forti, sanno che scelte politiche fare. Non possiamo metterci alla finestra e metterci a fare campagna elettorale da oggi”. Sottolinea il segretario Pd: “L’Italia ha bisogno di un governo non di una crisi o di precipitare a elezioni a ferragosto”. E infine rivendica Letta: “Abbiamo vinto le elezioni amministrative di ottobre, quelle di giugno, abbiamo un partito forte, solido, attraente. Come dice Prodi, un partito granitico. Noi siamo un partito granitico e gli italiani sanno che possono fidarsi di noi”. Quindi “un appello alla responsabilità di tutti: andiamo avanti, completiamo l’agenda sociale del governo, i distinguo non trascinino con sé le l’opportunità per tanti italiani”. E a quanti hanno criticato una certa ‘afasia’ del Pd in questa fase, replica: “La politica è mediazione e compromesso, se c’è bisogno di dire una parola in meno noi diciamo una parola in meno, se serve ad ottenere il risultato”. Si vedrà nelle prossime ore se quel risultato verrà portato casa oppure no.

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