Tamponi cari impestati o test salivari economici?

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di Giuseppe Rinaldi – Poniamo il caso che per una qualunque ragione un non vaccinato, ovvero un non possessore di green pass (finirà mai il malvezzo di usare parole straniere per indicare cose italiane?) debba o voglia usufruire di uno o più servizi per i quali occorre il lasciapassare verde. In atto l’unica alternativa è farsi mettere in gola e nel naso un cotton fioc al fine di reperire un po’ di muco da analizzare.

Operazione semplice, buona e giusta ma cara, tanto cara; intorno agli 80 euro. Soprattutto ove si tenga conto della validità breve nel tempo (48 ore) del risultato. Ne consegue una reiterazione di tamponi e di costi a cascata se la certificazione occorresse più volte oltre i tre giorni.

A questo punto, al fine di scongiurare la sopravvivenza di uno degli enti più inutili e dannosi che l’Italia abbia mai avuto e che continua ad allignare indisturbato, vale a dire il famosissimo UCAS (Ufficio Complicazioni Affari Semplici), mostro spaventevole e tentacolare, peggiore del Minotauro o dell’Idra, a questo punto si diceva, perché non “fare a fidarci”?

Come? Presto detto: incoraggiando l’uso dei test anti covid 19 salivari, già in commercio e di facile esecuzione. Potenziandone la bontà e calmierandone il prezzo a pochissimi euro.

L’interessato fa il test, se negativo conserva la provetta per eventuali riscontri e redige un’autocertificazione. Tutto qui.

Ben vengano suggerimenti e modifiche migliorative, purché non contengano foraggio per l’UCAS.

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