Scozia e Catalogna chiedono i referendum per l’indipendenza. In Italia i “papeetisti” pensano ad altri quesiti

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di Roberto Gremmo – Nella vecchia Europa dei Popoli e’ sempre l’ora dei referendum. Lo chiedono da tempo per l’indipendenza i catalani, lo vogliono con lo stesso obiettivo e battendo i pugni gli Scozzesi. Solo da noi, notizia fresca di giornata, i militanti papeetisti verranno messi alla frusta a raccogliere firme per un referendum del tutto inutile, che probabilmente non si farà mai in un’Italia refrattaria alla democrazia e che si occupa non di identità dei Popoli ma di nebulose questioni di giustizia, argomento di stretto interesse solo per cavillosi azzeccagarbugli o timorosi aspiranti martiri per ridere che temono prima o poi gli effetti d’una strumentale applicazione della legge Severino.

Nell’ormai lontano 1973 quando pubblicavo “Informazione Catalana” i miei amici esiliati a Perpignan ci invidiavano perché noi militanti alpino-padani eravamo molto avanti nella lotta per l’autonomia e la libertà. Poi le cose sono pian piano peggiorate, ma non voglio insistere troppo sul perché. Le ragioni del riflusso nordista le spiegano benissimo il libro “Padania separatista” dell’associazione Oneto e le accurate analisi del professor Gabriele Maestri nel suo sito “Sistemi elettorali”.

La deriva nazionalista del “Capitano” sembra oggi perdere slancio e consensi, ma non pare avere una effettiva alternativa politica nordista. E gli stessi referendum per l’autonomia, vittoriosi in Veneto e Lombardia, hanno riguardato materie secondarie e marginali, non essenziali, come invece sono la questione del riparto fiscale (noi volevano i nove decimi delle tasse in Regione), della scuola o dei posti pubblici (chiedevamo fossero riservati a gente del posto)  o dell’ambiente (opere pubbliche decise dalle comunità locali). Per di più, nessuna consultazione referendaria si e’ mai svolta in Piemonte o in Liguria, dove nessuno l’ha chiesta.

Oggi si gettano energie preziose in propagandistici Referendum che non cambieranno d’un millesimo la situazione di totale subalternità dei nostri Popoli all’egemonia meridionale. Indubbiamente, si sente la mancanza d’una forza politica che obblighi i politici di Roma a confrontarsi con i veri problemi della nostra gente, quasi sempre assenti dalle agende dei partiti attuali. Qualcosa per fortuna si sta muovendo. Speriamo con buon esito. A viso aperto e senza mettere la testa sotto la sabbia.

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