OPA SULLA SALVINI PREMIER E SULLA LEGA NORD? GLI SCENARI POSSIBILI. FUORI I CONTENUTI, PLEASE

Lettura 8 min

di Stefania Piazzo – Qualsiasi cosa accada, e prima di squadernare un ventaglio di ipotesi, il dibattito sul futuro della Salvini Premier e della Lega Nord non può non aprire il dibattito su contenuti e programmi di un partito. Non è una critica a priori, un pregiudizio, è uno sprone a far uscire il meglio. Quello che qui per facilità di comprensione definiamo “opa”, non può diventare una semplice lotta di potere. Nel pieno di una guerra globale chi orienta l’azione di quei 100 parlamentari (la stessa forza d’urto della Lega primi anni ’90, che fece deflagrare il sistema, tanto per capirci, ndr) e chi ha in mano una macroregione di fatto (non da ieri)? Dove vogliono andare? Quale idea di sviluppo economico e produttivo?

Non c’è tempo per ricordi e operazione nostalgia. E’ una corsa contro il tempo a buoi scappati dalla stalla, un’operazione che peraltro non può recuperare chi se ne è già andato.

La corsa della Salvini Premier non sembra per ora aver intrapreso una strada di chiarezza e intenti. Lo “spirito” e la rappresentanza del Nord sono stati sostituiti da altre sensibilità. Centraliste in toto. Assistenzialiste pure. Il presidente di Confindustria, Bonomi, proprio da Varese, ha appena detto in faccia a Salvini che non ci sono danè né per la flat tax né per prepensionare. Allo stato dell’arte Matteo ha sostenuto sussidi come il reddito di cittadinanza. Non si è mai vista una azione incisiva su sviluppo e distribuzione delle risorse. Il Nord, in merito, in cabina elettorale glielo ha fatto capire bene.

E in generale i cittadini, imprenditori e lavoratori, non hanno trovato riscontro, a parte la barzelletta sulle accise, su cosa possa fare lo Stato per lo sviluppo inteso come riforma della scuola, della giustizia, della pubblica amministrazione, federalismo, autonomia (sic).

Il bivio tra annunci e saper fare interessa tutti, sia chiaro. La Salvini Premier e il Comitato Nord. E anche quel che può arrivare dal rianimare la Lega Nord, ambizione di Gianni Fava.

Dove vogliono andare? Fuori i programmi. Le dinamiche politiche leghiste appassionano noi giornalisti e i legologhi, ma ai cittadini va data una risposta efficace, non sui social, con i post o i webmaster, su come salvare il salvabile in una economia fatta diventare di guerra, in un panorama politico crepuscolare in cui i più grandi partiti hanno perso l’identità, i contenuti, la conoscenza, la preparazione. Dove si nominano i fedelissimi come garanzia di “competenza”. E quando non sanno come venirne fuori si commissariano a vicenda o si lanciano in “più pilu per tutti” nelle campagne elettorali.

GLI SCENARI POSSIBILI

Ora proviamo a semplificare. Che cosa “c’è dietro”? Cosa ha mosso Umberto Bossi al punto da lanciare la corrente interna alla balena tricolore della Salvini Premier, il Comitato Nord, ma aperto solo a chi è rimasto dentro al partito? Partiamo dai fatti. Buttiamo lì qualche scenario, lasciando siano gli eventi a rispondere.

1 – Mettiamo che Bossi si sia stancato di vedere morire un sogno. La Lega è diventata un partito solo di slogan, di destra, sovranista. Mettiamo che il Senatur abbia atteso il punto di caduta più propizio, il momento di maggior debolezza dell’attuale segretario, per fare il grande passo. E uscire allo scoperto, esprimendo il sentimento diffuso di disagio e malcontento.

2 – Bossi non si è rivolto ai leghisti fuoriusciti, ha scelto di parlare all’attuale militanza. Perché? Ipotizziamo che il Senatur davanti al bivio, si sia fatto una domanda politica. Se mi rivolgo a chi è nel partito, può essersi detto, nessuno mi potrà rinfacciare di aver cercato di richiamare dentro chi era dei miei. La battaglia la voglio condurre dentro. Se apro a tutti, mi rinfacciano di volere avere la sponda. E’ andata così? Chi critica invece l’idea di Bossi, dice si tratti solo di un’operazione di qualcuno, “usando” Bossi, per fermare la caduta libera di Salvini. Sarà così?

3 – Mettiamo, ancora, che l’ambizione sia di avere numeri tali da ribaltare l’ordine delle gerarchie e di imporre la questione settentrionale, il federalismo, le politiche per il Nord come prioritarie. A qual punto, che farebbe Salvini? Lascia o raddoppia? Dipende da quanti aderiranno al Comitato Nord. Da quanti vorranno essere in questa “opa” sulla linea politica della Salvini Premier. Se saranno molti, Salvini accetterà il cambio di linea politica? Tornerà alle origini, costretto dai numeri e dalla pressione esercitata dall’iniziativa di Bossi? O, non volendo il ritorno alle origini, metterà Bossi fuori dal partito? Ci parrebbe assai improbabile, un parricidio così plateale. Ma lasciamolo sul tavolo delle ipotesi, così da poter mettere nella casella ipotesi il fondatore costretto a lasciare ma non per sua scelta. A quel punto, tutto sarebbe possibile.

4 – Altro scenario arriva dal congresso invocato della Lega Nord. Entra in scena Gianni Fava, che rivendica il ritorno alle origini con quel simbolo e con quel nome. Fava ha affermato che “Le circostanze con le quali nasce la cosiddetta corrente bossiana all’interno delle ‘Lega Salvini Premier’ sono quantomeno sospette”. E tira diritto per la sua strada, prossima tappa l’assemblea autoconvocata a Biassono il 15 ottobre prossimo. Aperta a tutti. Anche agli ex leghisti, of course. Quelli “esclusi” dall’adesione al Comitato Nord bossiano.

5 – Mettiamo arrivi il congresso tanto invocato della Lega Nord. Gianni Fava è l’unico candidato per questa scommessa. Ma, a questo punto, c’è anche chi si chiede: E vuoi che Bossi, che la Lega l’ha fondata, non si presenti al congresso? Siamo sempre nel campo delle ipotesi, ovviamente. Di certo la Salvini Premier, per quanto acciaccata, e in caduta libera, ha 100 parlamentari. La Lega Nord dovrebbe ripartire da altri presupposti. Potrebbe essere il futuro laboratorio politico alternativo all’attuale Salvini Premier? Tenendo conto dell’eredità non semplice che questo partito commissariato si trova in regalo da via Bellerio.

6 – Fronte Nord Est. Anche in Veneto la temperatura è alta. Con questi numeri percentuali, dei 4000 amministratori locali ne resterebbero in pista 1000. Una ecatombe. Gianantonio Da Re, europarlamentare e molto vicino a Zaia, ha già fatto sapere di voler aderire al Comitato Nord. Ne vedremo delle belle.

Gli eventi ci diranno come andranno queste opa sulla linea politica pro questione settentrionale. Questione politica di cui, e questo è un dato certo, il Nord ha necessariamente bisogno. Che la Salvini Premier raddoppi il consenso in Calabria, agli imprenditori del Nord, frega molto poco. E pure al Paese, affamato di sviluppo e riforme sociali. Dunque?

Servizio Precedente

Nord Est e Nord Ovest, il Censis: è lì che la crisi morde di più

Prossimo Servizio

Registrato il dominio www.comitatonord.it. Grimoldi in Regione Lombardia a colloquio con alcuni consiglieri

Ultime notizie su Opinioni