E se il Paese fosse in crisi perché la Chiesa è uscita dalla regia della politica?

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di Sergio Bianchini – Considerazioni sullo scritto di Cominelli (https://www.lanuovapadania.it/cronaca/i-partiti-incapaci-eletti-da-un-pugno-di-cittadini-tesserati-ma-governano-per-tutti/).

Ciao Giovanni, pur apprezzando come sempre le tue analisi della realtà politica e sociale non condivido la conclusione che peraltro è molto vaga.

Ne sottolineo l’ultima parte: “Partiti da eliminare, dunque, come gli inutili capannoni dell’archeologia industriale? Comunque si nomini l’ente mediatore, di mediazione c’è urgenza. La moltitudine degli individui dell’Infosfera non si trasforma automaticamente in “popolo” e in “cittadini”, ma, senza tale metamorfosi, la società civile diventa un’arena selvaggia e brutale.

Per tornare a svolgere efficacemente la propria funzione di mediazione tra società civile e Stato, i partiti devono trasformarsi profondamente.

Ricostruire le forme della rappresentanza e quelle del governo, affidando direttamente ai cittadini la scelta dei rappresentanti e del governo. Liberati dallo Stato e immersi nella società civile potrebbero finalmente educare alla statualità e proporre alle scelte degli elettori una classe dirigente degna di tale nome. Più società civile, meno Stato.”

Secondo me non ci vuole una rifondazione del ruolo di tutti i partiti, ma la costruzione convinta e accettata di una forza che svolga il ruolo di REGISTA unitario dell’intero sistema.

Nella società occidentale tale ruolo storicamente era svolto dai monarchi che operavano, o cercavano di farlo tumultuosamente, al di sopra delle frazioni sociali, sia culturali che religiose che economiche.

La monarchia inglese è il più grande residuo di quella tradizione ultra millenaria che ha generato l’Europa. Nacquero le grandi nazioni in un processo turbolento che la chiesa e l’imperatore del sacro romano impero, coregisti europei per 1000 anni, alla fine non riuscirono più a controllare.

Dopo Napoleone l’Europa continentale sprofondò in una situazione di caos a cui fu estranea proprio la monarchia inglese che invece dilatò la sua potenza a livello mondiale.

Oggi le principali nazioni dell’Europa, dopo l’uscita del Regno Unito, sono repubblicane, con alcune eccezioni minori antiche ed una recente, la spagna).

Francia Germania e Italia sono preda, in modi diversi, di un costante spezzettamento ai limiti dell’ingovernabilità.

Solo lo sfinimento produce il minimo di governabilità necessario per un funzionamento residuale dello stato e del governo.

Sfinimento che produce o governi di grande coalizione o l’introduzione di meccanismi legali coercitivi con automatismi fatali accettati appunto solo per sfinimento.

In Italia in particolare dopo la caduta della monarchia, non lontanissima, tutto il carico della gestione governativa del paese si riversò sulla chiesa cattolica che ha con l’Italia un legame fatale sia per se stessa che l’Italia stessa.

Per qualche decennio la cosa ha retto ed il paese, navigando abilmente sul mare della geopolitica ha conosciuto un grande sviluppo.

Alla fine la chiesa dovette lasciare la regia della situazione e dopo dieci anni di terrorismo nacque la nuova classe dirigente formata dai cattolici e dai comunisti e poi dai loro eredi.

Adesso siamo allo spappolamento generalizzato e mancano idee di ampio respiro sulla gestione del paese e sull’indirizzo presente e futuro.

Tutti temono lo spappolamento ma il meridionalismo è incapace di individuare le linee di uno sviluppo. Il nordismo dopo la ventata secessionista balbetta discorsi occasionali e senza prospettive.

Il centro Italia come al solito media.

Ci vorrebbe una comprensione, che oggi manca, delle caratteristiche profonde del nostro paese e della sua relazione con il mondo attuale. Ed una accettazione dinamica delle nostre particolarità e varietà che produca idee anche costituzionali fortemente condivise non per disperazione ma per pacata e consapevole accettazione.

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