Inchiesta Lombardia Film Commission, riprende il processo. Ascoltato Barachetti su rapporti via Bellerio, Di Rubba e Manzoni

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  “Il rapporto mio con la Lega e’ nato solo attraverso Alberto Di Rubba, ho iniziato grazie a lui a lavorare per la Lega, ho avuto quei lavori grazie a Di Rubba”. Cosi’ l’imprenditore Francesco Barachetti, rispondendo alle domande dell’aggiunto Eugenio Fusco nell’esame in aula nel processo milanese che lo vede imputato per peculato e false fatture per la vicenda della compravendita del capannone di Cormano (Milano) acquistato dalla Lombardia Film Commission, ha ricostruito l’origine di una serie di lavori ottenuti dal Carroccio, anche per la sede di via Bellerio. E ha chiarito di essere legato da amicizia al contabile per il partito in Parlamento Di Rubba, gia’ condannato con Andrea Manzoni, anche lui contabile per la Lega, per il caso dei presunti fondi pubblici drenati. Barachetti, rispondendo anche alle domande del legale del Comune di Milano (socio di Lfc, ente partecipato dalla Regione), l’avvocato Marco Dal Toso, ha sostenuto che per lavori ottenuti “da comuni e enti locali”, come i quasi 600mila euro incassati dall’amministrazione comunale di Trezzo d’Adda, “non devo ringraziare nessuno, anche se lavoro ancora per la Lega non sono mai andato a fare questi lavori grazie a questi rapporti, ho letto di tutto su di me, ma non li ho avuti tramite entrature politiche”. E ancora: “Ho fatto 40milioni di euro di lavori in 10 anni, non solo grazie a Di Rubba, importanti per me sono stati tutti i miei clienti, non ho avuto lavori solo grazie a lui”. Per l’accusa, Barachetti, che sulla carta doveva occuparsi della ristrutturazione del capannone, avrebbe preso parte alla spartizione degli 800mila euro che Lfc pago’ per quell’immobile a una societa’ riconducibile all’altro commercialista vicino al Carroccio, Michele Scillieri. Il pm Fusco ha contestato a Barachetti il “giro di soldi”, circa 400mila euro, che dalla Eco srl, societa’ intestata a un presunto prestanome, sono finiti sulle sue societa’ e poi in “buona parte a Di Rubba e Manzoni”. Barachetti si e’ difeso sostenendo che nell’operazione era “tutto trasparente, non c’era nulla da nascondere”. 

“Mi ha portato Di Rubba ad avere questi lavori dalla lega, avevano questi problemi agli impianti, quando ho cominciato in via Bellerio avevano un problema alla caldaia”, ha detto Barachetti, elettricista e con un’azienda che si occupa di ristrutturazioni edili. “In via Bellerio abbiamo cominciato nel 2015 e fino ad oggi, anche se non costantemente, ho fatto lavori – ha aggiunto – in parte per la sede della Lega, in parte per quella della radio, ogni tanto ci chiamavano a Bergamo, a Brescia per le sedi vecchie che chiudevano e si spostavano”. Il pm Fusco ha fatto presente, pero’, che, come risulta dagli atti, “se da un lato ci sono denari che entrano nelle sue societa’ per questi lavori, ci sono pure denari che escono e vanno nelle casse di Di Rubba e Manzoni”. Barachetti ha provato a giustificarli come pagamenti ai due professionisti per consulenze su “operazioni straordinarie” della sua impresa. Risposte che non hanno affatto convinto l’accusa. “Io sono cresciuto nel mio lavoro, fino a 39 dipendenti, fino a 5 milioni di fatturato”, ha detto l’imprenditore. “Ma non e’ che per caso, dato che lei aveva ricevuto questi lavori dalla Lega, poi ha pagato per ricompensare Di Rubba e Manzoni?”. E lui: “No, io li ho pagati per le loro prestazioni”. Per la Lega ha fatto anche “lavori di sanificazione” anti-Covid (sempre “commissionati da Di Rubba”). Poi, ha ricostruito pure i suoi rapporti con l’imprenditore Marzio Carrara, il cui nome e’ gia’ emerso dagli atti (non risulta indagato) e che gli sarebbe stato presentato da Di Rubba. Ha raccontato ancora che il costo dei lavori di ristrutturazione del capannone sarebbe stato di “650mila euro” in totale e che una “caparra confirmatoria” da 100mila euro su un terreno, che lui verso’ a Di Rubba, non aveva nulla di sospetto “perche’ quella caparra non e’ persa, lui e’ un mio amico”. Il 16 novembre la parola passera ai pm per la requisitoria. 

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