Quando i consulenti delle Nazioni Unite volevano censurare la Divina Commedia

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di Stefania Piazzo – Corsi e ricorsi del politicamente corretto. Un po’ come coprire i nudi nell’arte. Mentre si celebra in pompa magna Dante Alighieri, abbiamo già dimenticato la polemica che nove anni fa infuocò il dibattito internazionale. Secondo l’associazione Gherush92, consulente speciale per il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, sarebbe stato necessario «espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali» perché «presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che vi sia alcun filtro».

E nelle cronache del tempo si leggeva anche che la Divina Commedia, «pilastro della letteratura italiana  e pietra miliare della formazione degli studenti italiani, presenta contenuti offensivi e discriminatori sia nel lessico che nella sostanza e viene proposta senza che vi sia alcun filtro o che vengano fornite considerazioni critiche rispetto all’antisemitismo». Secondo i consulenti, insomma, occorreva non considerare i canti dell’Inferno XIV, XXIII, XXVIII e XXXIV. In quest’ultimo, Giuda è sbranato in una delle tre bocche di Satana: «Giuda per antonomasia è persona falsa, traditore», «giudeo è termine comune dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica che chi è avido di denaro è persona infida».

Ma si leggeva anche che «Nel canto XXIII Dante punisce il Sinedrio che, secondo i cristiani, complottò contro Gesù; i cospiratori, Caifas sommo sacerdote, Anna e i Farisei, subiscono tutti la stessa pena, diversa però da quella del resto degli ipocriti: per contrappasso Caifas è nudo e crocefisso a terra, in modo che ogni altro dannato fra gli ipocriti lo calpesti». In ogni caso, «Chiediamo, quindi, di espungere la Divina Commedia dai programmi scolastici ministeriali o, almeno, di inserire i necessari commenti e chiarimenti».

Dante è sopravvissuto anche a questo. D’altra parte il mondo non si salva, lo sappiamo, perché esistono le Nazioni Unite. L’arte e la bellezza superano le cicliche “inquisizioni” del politicamente corretto, Per fortuna.

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