La Lega e il 25 aprile atlantista. Tutti eroi da consacrare? Mica tanto…

Lettura 3 min

di Roberto Gremmo -I rampanti gregari del glorioso capitano italico hanno ormai contratto il virus della terribile epidemia nota come “lego-mohitismo” che ha come sintomo principale la voglia irrefrenabile di spararla sempre più grossa, pur di finire sulle prime pagine dei giornali e in tutti i programmi televisivi, previsioni del tempo comprese. Afflitto da questo male contagioso, un giovane e brillante esponente piemontese della suddetta Lega ha pensato bene per il 25 aprile di diffondere la foto di un soldato americano dell’ultimo conflitto tirata fuori dalla soffitta, scrivendoci sotto prima di esibirla “in ricordo degli eroi che liberarono il nostro paese”.

Avevamo apprezzato il giovane leghista per la sua proclamata difesa dell’identità culturale piemontese e pensavamo che usando il termine di eroi, di cui comunque e’ sempre meglio non abusare, lo avrebbe riservato a un Pietro Micca o ai “bogianen” dell’Assietta o, nello spirito della fraternità alpina, al martire tirolese Andreas Hofer. E invece no. Per il neoatlantista salvinista meritano il titolo di eroi quei liberatori che gettavano tonnellate di bombe assassine sulla popolazione indifesa e risalivano la penisola fianco a fianco coi goumier dell’esercito francese, specializzati in femminicidi e violenze contro povere donne, indifese e “marocchinate”.

Prima di dare le medaglie e’ meglio pensarci sopra, perché quando ci sono guerre e conflitti nessuno merita un premio. La follia militarista libera solo mostri.  Era comunque prevedibile che la sortita col botto del giovane salvinista avrebbe scatenato le scontate e strumentali reprimende di quelli che il troppo in fretta dimenticato Giampaolo Pansa bollava come “gendarmi della memoria” che infatti hanno subito linciato l’incauto politico in ascesa per non aver esaltato ed eroicizzato accanto ai Marines con luchy strike anche i partigiani. Tutti cavalieri senza macchia e senza paura, tutti protagonisti della medesima Resistenza e uniti in un’unica lotta di liberazione. Andiamoci piano.

Non e’ possibile mettere sullo stesso piano il martire valdostano federalista Emile Chanoux con Moranino che faceva ammazzare i partigiani anticomunisti; Gino Bartali che salvava gli ebrei e gli attentatori di via Rasella o i coraggiosi monarchici piemontesi Edgardo Sogno e Martini Mauri coi “maquis” che volevano ridurre mezzo Piemonte a colonia di Parigi o i combattenti con la stella rossa di Tito che “liberavano” Trieste riempiendo le foibe del Carso di cadaveri italiani. Tutti eroi? Beati quei popoli che di mitici liberatori non hanno bisogno.

Photo by Suzy Brooks

Servizio Precedente

L'ultima di Brunetta: dalla burocrazia statale arriverà il 70% del Pil legato al Recovery

Prossimo Servizio

Malato produce per sè cannabis. Tribunale lo assolve

Ultime notizie su Cultura