Il prossimo virus? Arriverà dallo scioglimento dei ghiacciai

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Gli scenari apocalittici ormai si sprecano. Nulla appare più impossibile nel momento in cui si è incrinato l’equilibrio tra l’uomo, gli animali, l’ambiente. L’ultimo capitolo lo scrive un servizio riportato sul portale online di Tvsvizzera.it. Secondo l’inchiesta, “Lo scioglimento dei ghiacci può liberare virus e batteri potenzialmente nocivi per l’essere umano. Nel permafrost delle Alpi svizzere sono stati individuati un migliaio di microorganismi, una buona parte dei quali sconosciuti. Che cosa succederebbe se la popolazione mondiale fosse improvvisamente esposta a un virus mortale di cui non si era mai sentito parlare?”.

Lo studio che viene riportato sposta l’attenzione dai virus potenzialmente usciti da laboratori a quelli che potrebbero arrivare dal ghiaccio.

La domanda quindi è: “Virus e batteri che uccidono dopo essere emersi dal ghiaccio: uno scenario teorico o una reale possibilità?”


E citano il caso che nel 2016 ha visto un giovane in Russia morire per antrace, ma il batterio proveniva da una renna infetta morta 75 anni prima.

Nel 2007 in una fossa comune di morti per Spagnola, fu ritrovata traccia del virus. Dopo quasi 100 anni.

Nulla di più strano se la natura restituisse altro…

“Nelle carote di ghiaccio prelevate nell’altopiano del Tibet, ricercatori americani e cinesi hanno ad esempio identificato 33 virus, di cui la maggior parte sepolti da millenni e ancora ignoti”.

“Nel 2005, scienziati della NASA sono riusciti a ‘risuscitare’ dei batteri imprigionati nel ghiaccio dell’Alaska per 32’000 anni. Una decina di anni dopo, sono invece stati riattivati dei cosiddetti ‘virus giganti’, che avevano trascorso gli ultimi 30’000 anni nel terreno ghiacciato della tundra siberiana”.

Insomma, i colleghi svizzeri si interrogano sulle loro Alpi. In Italia se ne stanno preoccupando?

Photo by Giacomo Berardi 

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