Scisma tra Chiesa Usa e Vaticano sull’aborto?

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di Luigi Basso – L’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone ha recentemente vietato alla Speaker della Camera Nancy Pelosi di ricevere l’Eucaristia nella sua giurisdizione la scorsa settimana.
Cordileone è da dieci anni Vescovo Metropolita di San Francisco ed ha un grande seguito nella Chiesa Statunitense, tanto è vero che dopo la sua decisione altri tre vescovi dell’ala conservatrice della Chiesa cattolica statunitense hanno imitato il bando.


Il motivo della decisione è fondato sulla politica duramente abortista portata avanti dalla Pelosi, in un Paese dove si vuole arrivare a far abortire anche al nono mese di gravidanza (come già avviene nello Stato di New York, laddove si giustifica la misura con l’espediente di voler proteggere genericamente la salute della madre: nozione nella quale può rientrare anche il malessere psicologico) o anche dopo la nascita (in alcuni Parlamenti statali sono in discussione progetti di legge per introdurre l’aborto post natale, cioè l’infanticidio legale).


La Pelosi a Roma ha ricevuto la comunione da Papa Francesco in persona.
Dopo la sentenza della Corte Suprema che ha ribaltato Roe c. Wade si attendeva in effetti un gesto clamoroso da parte Bergoglio di disagio verso la sentenza.
Bergoglio è andato oltre: l’Eucaristia è segno di comunione con la Chiesa e molti potranno ritenere che le posizioni ultra abortiste della Pelosi siano compatibili con l’essere parte della Chiesa Cattolica.
Questo gesto è potentissimo: di fatto, volutamente o meno poco importa, spinge la Chiesa tradizionalista e conservatrice verso lo scisma di fatto.
Su un tema centrale come la Vita Umana ed il suo inizio non si possono avere visioni così distanti tra correligionari.


Non è una disputa su una questione dottrinale, ma su un pilastro della Fede e della nozione di Uomo.
I Cristiani possono anche celebrare la Pasqua in modo diverso, ma non possono dirsi seguaci della stessa religione se non sono d’accordo neppure su cosa sia un Uomo.

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