Sanità, liste d’attesa infinite. Per farsi curare si va al Pronto soccorso. Così i tagli di Stato favoriscono il privato

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Le risorse stanziate dal Governo per fare fronte alle liste d’attesa, aumentate enormemente a causa della pandemia, “non basteranno; il rischio e’ quello di aprire sempre piu’ la strada al privato”. Ne e’ convinto Carlo Palermo, segretario nazionale uscente dell’Anaao Assomed, che ne ha parlato nel corso della sua relazione al 25 Congresso Nazionale dell’Associazione aperto oggi a Napoli. “Le prestazioni sanitarie non effettuate nel periodo della emergenza pandemica – ha spiegato Palermo – si contano in milioni di visite specialistiche, accertamenti diagnostici, ricoveri, interventi chirurgici, procedure di screening per tumori” a cui si aggiunge “l’impatto che sta avendo, e sempre piu’ avra’ in futuro, il long-Covid, che colpisce una quota non trascurabile di guariti che necessitano di controlli e cure per i sintomi persistenti che manifestano”. Una mole enorme di lavoro per il quale, secondo il segretario Anaao, “non basteranno certo le risorse economiche stanziate, e nemmeno spese dalle Regioni, per incentivare medici ed infermieri a lavorare oltre il debito orario contrattuale”. Anche perche’, evidenzia Palermo, “non puo’ essere considerata attrattiva una retribuzione oraria di appena 60 euro per lavorare magari di notte e nel week end, lordi ovviamente”. La conseguenza e’ che “i cittadini sono costretti a tagliare le attese rivolgendosi al privato”. Palermo lancia l’allarme anche sugli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per l’assistenza domiciliare, che “rischiano di essere dirottati verso organizzazioni di tipo privato che entreranno in concorrenza con quelle pubbliche, costrette a partire da posizioni di svantaggio per la cronica carenza di personale, in particolare infermieristico”. In mancanza di “adeguate risorse” per il sistema pubblico, avverte, “la prospettiva e’ quella di una privatizzazione lenta ma inesorabile del nostro Ssn”.

Migliorare le condizioni di lavoro negli ospedali; aumentare le retribuzioni; attribuire un nuovo stato giuridico alla dirigenza sanitaria e introdurre il contratto di formazione/lavoro per gli specializzandi. Procedere poi con le assunzioni, completare la legge sulla responsabilita’ professionale e assumere il contratto di lavoro come strumento di innovazione del sistema. Sono queste, in sintesi, le proposte del sindacato.

Per l’Anaao “chiunque voglia rilanciare la sanita’ pubblica” deve comprendere che “non solo moneta, non solo cemento e tecnologia, ma il valore del lavoro e delle competenze sono fondamentali per lo sviluppo di un sistema complesso come quello sanitario” e che “i Livelli essenziali di assistenza LEA sono i medici, le loro competenze e conoscenze”. L’Anaao ha quindi pensato a un piano in 7 punti per invertire la rotta, partendo dal miglioramento delle condizioni del lavoro ospedaliero e dalla costruzione di un sistema “che privilegi, anche per la carriera, i valori professionali rispetto a quelli organizzativi e aziendali”. Per il sindacato occorre poi “riformare lo stato giuridico della dirigenza medica e sanitaria, nel segno della dirigenza ‘speciale'”, rafforzandone l’autonomia e valorizzandolo anche attraverso forme di partecipazione ai modelli organizzativi ed operativi. L’Anaao chiede inoltre di aumentare le retribuzioni e di detassare gli incrementi contrattuali e il salario accessorio. Per il sindacato e’ poi fondamentale introdurre il contratto di formazione/lavoro per gli specializzandi e riformare la formazione post laurea. Quindi attuare “forti politiche di assunzioni” che “recuperino i tagli del passato” ed “escludano il precariato, eterno e non contrattualizzato”. L’Anaao chiede poi di “completare la legge sulla responsabilita’ professionale”. Infine di “assumere il contratto di lavoro come strumento di innovazione del sistema e di governo partecipato”. 

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