CUCCHI: CC, “Superiore mi disse: note vanno cambiate. C’hai i dottori a Tor Sapienza?”

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“Il mio superiore Luciano Soligo mi disse ‘che c’hai i dottori a Tor Sapienza? Le annotazioni di Colicchio e Di Sano, i due piantoni, vanno cambiate, sono troppo particolareggiate, sembra una excusatio non petita'”. E’ quanto ha riferito il luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, uno degli otto carabinieri a processo per i presunti depistaggi seguiti alla morte di Stefano Cucchi, sentito oggi in aula.

Colombo Labriola, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Tor Sapienza, una delle stazioni dove Cucchi fu trattenuto nella camera di sicurezza è accusato di falso. Il 26 ottobre Luciano Soligo, allora comandante della compagnia Roma Montesacro e ora anche lui a processo, “mi chiamò e mi disse che i due militari in servizio dovevano redigere due annotazioni di polizia giudiziaria da inviare alla stazione Appia e a seguire alla procura di Roma che aveva aperto un fascicolo in relazione alla morte di Stefano Cucchi. Aveva una certa urgenza – ha riferito Colombo Labriola rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò nell’aula bunker di Rebibbia – La mattina del 27 ho ricevuto una chiamata di Soligo e mi chiese se avessi lette le annotazioni, aveva un tono di rimprovero. Mi disse che le annotazioni erano troppo particolareggiate, sembrava una excusatio non petita”.

“E aggiunse: ‘che c’hai i dottori a Tor Sapienza?’, nel senso che sembrava che avessero fatto un referto, con valutazioni medico-legali. Dopo che mi ha mosso queste contestazioni, io dissi che le avevo già trasmesse alla stazione Appia e lui mi riferì che non erano state rassegnate all’autorità giudiziaria”. 

“Quel giorno avevamo la visita quadrimestrale e appena arrivato in caserma Soligo mi disse che le annotazioni non andavano bene – ha ricordato in aula Colombo Labriola – che erano troppo particolareggiate, che non erano medici e ha ripetuto ‘chi vuole stare in camera di sicurezza?’ e che sembrava leggendole che si volevano mettere le mani avanti. Poi volle vedere Di Sano e Colicchio e chiese se i detenuti giravano liberamente in caserma o venivano accompagnati. Il riferimento era all’annotazione di Di Sano. A questa contestazione mossa in presenza dei due carabinieri ha detto che le annotazioni andavano cambiate, ribadendo che erano bozze e che non erano state trasmesse all’autorità giudiziaria. Io percepì il dover cambiare le annotazioni come un ordine”. “Poi mi disse mandare le due annotazioni al colonnello Cavallo. Non ha specificato come e chi le dovesse modificare”, ha spiegato. “Io non ho dato nessun input di correzione”.

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