Covid, Speranza ai pm: Decidono i tecnici, sempre…

7 Marzo 2023
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Se “in futuro dovesse arrivare un virus diverso dal Covid19 ma sempre incidente sulle vie respiratorie, saranno i tecnici del ministero, come già avvenuto in questa occasione, a valutare se il Panflu (Piano pandemico influenzale) 2021-2023 o lo stesso piano covid sarà da attuare o meno. Ribadisco che non è una scelta politica ma tecnica”. Lo ha sostenuto, sentito come teste dai pm di Bergamo nel gennaio 2021, l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, indagato nell’inchiesta con al centro i reati di epidemia e omicidio colposi. 

“Si poteva evitare sicuramente che morissero migliaia di persone, almeno 4mila avrebbero potuto essere risparmiate considerando i dati sulle morti rispetto agli anni precedenti. La sottovalutazione non è terminata a Codogno, né ad Alzano Lombardo, perché abbiamo assistito alle campagne ‘Bergamo non si ferma’ con dichiarazioni del 27 febbraio 2020 dagli esponenti di Regione Lombardia che parlavano di apertivi e aperture. Poi il piano pandemico, è stato fatto il copia e incolla di quello del 2006. Il 5 gennaio 2020 l’Oms ha dato il primo allarme dicendo: ci sarà un nuovo virus, tenetevi pronti. Noi non abbiamo fatto nulla per cercare di prepararci, non abbiamo fatto scorte di mascherine, di camici. Abbiamo cercato di capire istituendo una task force, ma a cosa è servita? Codogno è stata chiusa al primo caso dichiarato di COVID il 21 febbraio. La Procura di Bergamo ha avuto il coraggio di analizzare fino in fondo e non fermarsi a nomi altisonanti che ricoprivano ruoli importanti a livello sanitario. La Procura di Bergamo ha dato tutte le risposte alle domande di tutti i familiari”. Così Consuelo Locati, coordinatrice del team di legali che assiste i familiari delle vittime del COVID a Bergamo, intervenuta nella trasmissione ‘L’imprenditore e gli altri’ condotta da Stefano Bandecchi su Cusano Italia Tv.

 I pm nell’audizione hanno contestato a Speranza il fatto che, malgrado l’epidemiologo e consulente Stefano Merler avesse predisposto un piano Covid e presentato i suoi “scenari”, non si decise di creare la zona rossa a Alzano e Nembro. “Il Cts – ha replicato l’ex ministro – il 26 febbraio 2020 (…) aveva detto che non era necessario istituire ulteriori zone rosse”. Piano Covid che, secondo l’accusa, venne accantonato e secretato. “Il piano non è mai stato segretato formalmente da nessuna iniziativa del Governo, è il Cts stesso nella sua autonomia a ritenerlo un documento riservato”, ha risposto Speranza, ricordando, tra l’altro, che l’Italia fu spesso criticata in quel periodo “per aver preso troppo presto troppe precauzioni”. E ha spiegato pure che ai primi di febbraio 2020 “le indicazioni di Oms non erano nel senso di un utilizzo massivo delle mascherine ma solo per il personale medico e sanitario e per i malati”. In un altro ‘capitolo’ del verbale Speranza ha anche raccontato che l’Italia in quel periodo versò “10 milioni” di euro di contributo all’Oms, perché l’Organizzazione chiese “ai Paesi più ricchi di fornire contributi ulteriori”. I pm riportano in quei passaggi articoli dei media nei quali il versamento di quel contributo era legato ai giorni “in cui stava per uscire il report” sull’Italia. E gli chiedono: “Sono le due cose legate?”. E Speranza: “Si tratta di illazioni senza senso”. E sempre i pm riportano un’altra mail del maggio 2020 nella quale Ranieri Guerra, ex direttore vicario Oms, scriveva che Speranza si riferiva all’Organizzazione “come consapevole foglia di fico per certe decisioni impopolari”. Oms che, per Speranza, è sempre stata “a fianco dell’Italia in questi momenti difficili”. 

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