Zes, il ministro Fitto propone l’istituzione di un’unica zona per tutto il Mezzogiorno. E la Padania dorme…

15 Luglio 2023
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Credo che il maggiore fraintendimento nel dibattito politico sulla “autonomia”, variamente declinata, sia quello di considerare immutabili le regioni previste dalla Costituzione. Bisognerebbe invece valutare l’opportunità di realizzare delle regioni nuove, diverse, più grandi e più forti rispetto a quelle che vediamo disegnate sulla carta geografica. Già nel 1969, prima dell’istituzione delle regioni, una di questi aree di livello macroregionale era già stata chiaramente individuata proprio nella Padania (https://www.lanuovapadania.it/politica/la-magna-charta-della-padania-firmata-da-giampaolo-pansa-nel-1969-su-la-stampa/). Realizzare delle “aree forti”, con una grossa capacità di concentrare risorse e di programmare il proprio sviluppo su dimensioni continentali. In questo senso, anche i fondi del PNRR e delle altre misure europee di sostegno allo sviluppo dovrebbero essere “decentrati” a favore di queste “aree forti”.

Peraltro, l’art. 132 della Costituzione prevede che con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, si possa disporre la fusione di regioni esistenti o la creazione di nuove regioni con un minimo di un milione d’abitanti. Ecco quindi la conseguente necessità di rivalutare i noti progetti macro-regionali: la super-regione della Padania di Guido Fanti (1975), gli accorpamenti regionali proposti dalla Fondazione Agnelli nel 1992, le tre Repubbliche di Gianfranco Miglio.

Ma mentre qui al Nord, il dibattito sulle “regioni forti” si svolge ormai solo a livello filosofico tra noi disadattati della Padania, il ministro per gli Affari Europei, Raffaele Fitto, propone alla Vicepresidente della Commissione Ue con delega alla Concorrenza, Margrethe Vestager, di istituire un’unica grande Zona economica speciale (ZES) per tutto il Sud Italia, iniziando nel contempo un confronto per rendere strutturale la misura “Decontribuzione Sud”. Superare ed unificare le attuali otto zone economiche speciali già previste. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che «Lo sviluppo dell’economia del Mezzogiorno è una priorità del nostro Governo. Siamo però convinti che questo obiettivo debba essere raggiunto abbandonando la logica assistenziale che non funziona, ma dando opportunità di lavoro e crescita e rendendo queste aree del Paese competitive e attrattive per investimenti ed imprese». .

A livello europeo, di fatto, viene istituita la macroregione del Sud-Italia (o “Appenninia”, secondo la denominazione proposta da Angelo Mariani nel suo “Geografia economica sociale dell’Italia” del 1910), mentre la Padania continua a dormire sonni profondi subendo passivamente ancora la logica romana del “divide et impèra”. Mi chiedo quando i presidenti delle regioni padane si decideranno finalmente a costituire un ormai necessario “Coordinamento delle regioni del Nord”.  E’ arduo constatare che, in pratica, siamo ancora divisi e contrapposti tra le tribù dei galli cenomani e quelle dei veneti o, per altri versi, tra le “fare” dei longobardi del nord-est (“Austria”) e quelle dei longobardi del nord-ovest (“Neustria”). 

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