Lo Stato è fallito. Le Regioni prendano il suo posto. Lo prevede la Costituzione

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di Luigi Basso – Per onestà, va detto che il Premier Conte si è trovato a Palazzo Chigi alla guida di un Paese già morto cerebralmente e tenuto in vita clinicamente dalle macchine.
Per tale motivo Conte non aveva fin dall’inizio altra scelta che quella di indirizzare l’azione di governo all’insegna del rinvio dei problemi, del calciare la palla in tribuna, insomma, dell’italico catenaccio a difesa dello 0 a 0.


Tuttavia il disperato catenaccio italico non è servito a nulla, come la Storia e la vita insegnano, semplicemente perché la Storia e la vita insegnano che tutti i nodi vengono al pettine.
Oggi emerge con mirabile nitidezza il disastro irrimediabile (irrimediabile) incombente sull’Italia.


Le previsioni sul crollo del PIL 2020, in solo due mesi (da quelle di fine aprile a oggi), sono letteralmente esplose, passando dal – 8% del DEF al – 12,8% del FMI di ieri: un peggioramento del – 50% da paura.


Lo Stato è nel caos in tutti i suoi settori: nei tribunali la celebrazione delle udienze è un miraggio e gli impotenti avvocati protestano inascoltati, nei vari Enti le pratiche hanno accumulato ritardi da terzo mondo (anche il semplice protocollo di una istanza è spesso una via crucis per chi non ha una PEC), non parliamo poi del caos incredibile e pazzesco della scuola ormai cancellata dal presente e dal futuro dei giovani (i quali peraltro dormono ignari del destino che li attende, come Pinocchio e Lucignolo nel Paese dei Balocchi prima di svegliarsi asini, invece di farsi sentire e far sentire i loro diritti), i mirabolanti aiuti degli europei (da anni insultati e scherniti dai politici italiani, tutti accomunati, da Fassina a Casapound, da 50 sfumature di sovranismo tricolore, per giunta in un Paese fallito da 10 anni) in realtà inesistenti (perché mai dovrebbero darci dei soldi col divieto di controllare pure come vengono spesi? Anche i Padani che appoggiano questa linea sono identici, forse peggio, ai meridionali che negli anni 70 davano l’assalto alla Cassa del Mezzogiorno), una politica estera ormai inesistente, per questo affidata ad un personaggio che pensava che Pinochet fosse venezuelano (gaffe dovuta a ignoranza o a lapsus freudiano? dinanzi a certi curricula è persino inutile accertarlo), una maggioranza parlamentare liquefatta e una opposizione che litiga per non lasciar dubbi sul fatto che non vuole proprio governare perché non saprebbe letteralmente cosa fare (stampare debito a manetta senza l’ok della BCE come vorrebbero i sovranisti hard?

Firmare il MES come suggeriscono i sovranisti soft? Auguri), gli ammortizzatori sociali stanno terminando e, da agosto, sarà sblocco dei licenziamenti e fine della Cassa Integrazione (saranno prorogati? Con che soldi?).
E potremmo continuare per molto.


Tutte le misure per fronteggiare il disastro, a partire dal taglio delle tasse alle riforme, sono ormai tardive, darebbero i primi frutti tra anni.
Il catenaccio italico non è servito a niente, la partita sta finendo e l’Italia perde 5 a 0, il pubblico inizia a sfollare.
L’unica strada è che ogni Regione inizi subito a svolgere di fatto quei compiti che lo Stato non è più palesemente in grado di svolgere: la Costituzione lo consente, anzi, nei casi di emergenza lo impone.

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