I medici d’emergenza, senza gettonisti salta tutto

11 Maggio 2023
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 Se all’improvviso non si rinnovassero i contratti dei medici gettonisti “non reggeremmo: uno stop domani creerebbe un grosso problema di copertura dei servizi”. Non ha dubbi in merito Fabio De Iaco, presidente della Simeu, Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza. In un’intervista a ‘La Stampa’ ricorda che “del resto lo abbiamo sempre detto: quella dei medici in affitto è solo la risposta disperata a una drammatica carenza di personale. Senza alternative si andrebbe verso la chiusura di interi reparti e pronto soccorso. Già così ho difficoltà a fare il piano ferie per questa estate e così è in molte strutture”. A chi gli fa notare come le leggi abbiano già aperto da tempo alla possibilità di utilizzare i medici specializzandi in corsia e nei pronto soccorso, ma nonostante questo finora ne sono stati assunti pochi, De Iaco spiega che “innanzitutto le università non si stanno mostrando particolarmente collaborativo. Anche se il decreto Calabria prevede che già al terzo anno di specializzazione un giovane possa essere assunto con contratto a tempo determinato, che diventi indeterminato a conseguimento della specializzazione. In molti casi si attendono però mesi senza ottenere un nulla osta dalle università. Ora vedremo se andrà in porto l’ emendamento che impone un termine perentorio di 90 giorni per ottenere l’autorizzazione. Del resto, in larga parte d’Europa gli specialisti fanno assistenza negli ospedali non universitari. Attività che da noi – precisa il presidente Simeu – avverrebbe sotto l’occhio vigile di un tutor e che non riguarderebbe i casi clinici più complessi”.

Ma questi giovani avranno comunque il tempo per studiare e completare la specializzazione? “Certo che lo faranno – risponde De Iaco – perché l’orario di assistenza non è a discapito delle ore dedicate alla formazione. Casomai c’è da dire che il decreto Bollette ha stabilito un limite di 8 ore settimanali all’assistenza erogata nei pronto soccorso, che sono assolutamente poche. Dovrebbero essere portate almeno a 12. Intanto è passata la norma voluta da Schillaci che trasforma in titoli ai fini dei concorsi le ore erogate per l’assistenza. Una mossa intelligente”, quella del ministro della Salute, “che può far aumentare l’utilizzo degli specializzandi nei reparti”. 

 Perché intanto si è preferito pagare i gettonisti il ​​quadruplo rispetto ai medici dipendenti pubblici? “Perché questi ultimi rientrano nel tetto di spesa per il personale che è anacronisticamente fissato al livello del 2014 meno l’1,4% – chiarisce il presidente Simeu – mentre i gettonisti sono finiti nel calderone della spesa per beni e servizi, sulla quale non grava alcun tetto, tanto che è poi esplosa”. Per De Iaco, comunque, dietro il sovraffollamento dei pronto soccorso non c’è solo la carenza di personale. 

” A pesare – puntualizza – è anche il taglio dei posti letto. Questo genera il cosiddetto fenomeno del boarding, per cui i pazienti restano anche per giorni nelle lettighe delle nostre astanterie perché nei reparti non c’è posto. E magari così restano ferme anche le ambulanze per mancanza di barelle”. Riguardo all’uso improprio dei pronto soccorso, anche per casi che dovrebbero essere trattati dai medici di famiglia, “dire che da noi arrivino l’80% di codici verdi è fuori dalla realtà – obietta lo specialista – E poi il fatto che in fase iniziale di triage si assegni un codice verde non significa che poi in fase di accertamento non diventi arancione o rosso. Le faccio un esempio: lei arriva con una gamba gonfia per una flebite, codice verde; poi con il doppler scopro che ha una trombosi venosa in atto, che può portarla in rianimazione per embolia polmonare”, e allora il codice cambia. Il problema non è allontanare le persone dai pronto soccorso – chiosa De Iaco – ma attirarvi i medici e riallestire i letti nei reparti”. 

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