Acciaierie ex Ilva, è scontro anche col vescovo per il quale “non c’è alternativa a questa fabbrica”. Due candidati sindaco: “Non ci riconosciamo in questa Chiesa”

10 Gennaio 2024
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 “Dinanzi alle dichiarazioni sull’ex Ilva rilasciate dall’arcivescovo di Taranto Mons. Ciro Miniero restiamo letteralmente esterrefatti e sbigottiti”. Lo sottolineano i consiglieri comunali Massimo Battista (“Una città per cambiare Taranto”) e Luigi Abbate (“Taranto senza Ilva”), entrambi candidati sindaco alle amministrative del giugno 2022, riferendosi a dichiarazioni rilasciate ieri dall’arcivescovo a Radio Vaticana. Miniero ha affermato, tra l’altro che “non c’è alternativa a quella fabbrica”. Per i due consiglieri è un’espressione “che dimostra un’assoluta chiusura mentale in considerazione del fatto che evidentemente ignora che Taranto ha infinite risorse naturali e storiche che invece dovrebbero rendere la nostra città libera e non più schiava dell’acciaio. Dio, per chi è credente, ha creato il mare, il sole e la terra, non certo l’acciaio”. Battista e Abbate contestano anche il passaggio in cui il vescovo sostenendo che “la chiusura sarebbe veramente una catastrofe”. Mons. Miniero , obiettano i due consiglieri, “non vede o non vuol vedere che la catastrofe è già in atto da decenni, ci riferiamo alla strage dei tarantini ammalati di cancro e morti a causa di quello stabilimento. Ma la catastrofe non attiene solo alla vita e alla salute, riguarda anche l’aspetto economico: parliamo di stipendi che non arrivano neanche a 1000 euro al mese”. Infine, Battista e Abbate non condividono l’affermazione dell’arcivescovo per cui “la comunità è stata formata a questo”. Per mons, Miniero, concludono i due consiglieri, “i tarantini dunque sarebbero degli ‘schiavi’ predestinati alla produzione dell’acciaio. Dunque, un peccato originale, una condanna irreversibile cui la comunità tarantina deve soggiacere. Siamo credenti ma non ci riconosciamo in questa Chiesa”.

credit foto robin-sommer-wnOJ83k8r4w-unsplash

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