L’incredibile caos in Ecuador. Paese in Stato di guerra

10 Gennaio 2024
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Uomini armati e con il volto coperto hanno fatto irruzione negli studi del canale televisivo «Tc Television» nella città di Guayaquil in Ecuador, minacciando le persone in studio. Il tutto è stato ripreso in diretta.

 Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha dichiarato che il suo Paese si trova in stato di guerra a seguito di azioni violente da parte di bande della criminalita’ organizzata che lo hanno portato a dichiarare un conflitto armato interno, e ha affermato che non intende negoziare o cedere a questi gruppi, che il suo governo ha definito “terroristi”. “Siamo in uno stato di guerra e non possiamo cedere a questi terroristi”, ha detto Noboa nel suo primo discorso scoppio dallo di questa crisi, iniziato con l’evasione dal pubblico carcere di Adolfo Maci’as “Fito”, leader della banda criminale Los Choneros, quando doveva essere trasferito e isolato in un carcere di massima sicurezza. In un’intervista a Radio Canela, Noboa ha dichiarato che le azioni violente degli ultimi giorni sono la risposta dei gruppi criminali alle azioni intraprese dalla sua amministrazione per fermare l’escalation di insicurezza che ha reso l’Ecuador uno dei Paesi più violenti al mondo. 

L’ Ecuador sta attraversando un “momento molto duro”, ma e’ finita l’epoca dei “governi indecisi” e quella contro le bande criminali “terroristiche” e’ una “guerra” che riportera’ la pace alle famiglie. Lo ha detto il presidente dell’Ecuador , Daniel Noboa, commentando le ultime fasi della crisi di sicurezza che da giorni agita il Paese. Una lotta che Quito potra’ affrontare anche con il conforto di aiuti internazionali, Stati Uniti in primis. Martedi’, il presidente aveva firmato un decreto in cui – riconoscendo l’esistenza di un “conflitto armato interno” -, dava mandato alle Forze armate e polizia alla “neutralizzare” le organizzazioni criminali, oggi definite “terroristiche”. 

Le persone coinvolte nelle azioni “sovversive” chiedono ora il rispetto del diritto umanitario, ha sottolineato il capo dello Stato. “Sono obiettivi militari e se vogliono combattere siano coraggiosi, si scontrino contro i militari, di fronte”. “Dobbiamo tornare a creare la paura di essere arrestati”, ha aggiunto. Ma la campagna per riportare il Paese alla normalita’ non “sara’ solo una questione militare”, e dovra’ coinvolgere anche la funzione giudiziaria. “Anche i giudici ei procuratori che appoggiano i leader di gruppi criminali saranno ritenuti parte delle organizzazioni terroristiche”, ha detto Noboa. Gli attacchi delle bande armate illegali, aumentati esponenzialmente negli ultimi giorni, non sono “un caso”, ha detto il presidente ricordando che il governo stava iniziando a mettere in campo un “nuovo piano di sicurezza”. La prima giornata di applicazione del nuovo stato di emergenza, fa sapere la polizia nazionale, si e’ chiusa con un totale di 70 arresti. Persone coinvolte in “attentati” e “azioni terroristiche” dispiegate in tutto il Paese.

”L’Ecuador è la Colombia degli anni Ottanta” e nel Paese ”oggi è in atto una prova di forza tra le organizzazioni criminali che vogliono il controllo del territorio e uno Stato debole che deve dimostrare di riprendere il territorio con la forza”. Nel mezzo c’è ”una popolazione disperata ed esasperata che teme di rimanere vittima di un attentato”, dell’esplosione di ”un ordigno o di una autobomba”, come ”ce ne sono stati tanti per le strade’ che ”a Quito sono deserte”. O si sente ”a rischio sequestro, qui tutti lo siamo”. Così Salvatore Foti, presidente del Comites Ecuador, racconta ad Adnkronos di una situazione che, in queste ore, definisce ”di stallo”. Perché ”se paragoniamo l’Ecuador a un malato, ieri era sul punto di morte mentre oggi è in terapia intensiva, in rianimazione”. Foti spiega che ”il termometro dell’Ecuador sono sempre state e continuano a essere le carceri che sono in mano ai criminali”. E cita video circolati online che mostrano ”esecuzioni sommarie di agenti della polizia penitenziaria che sono stati sequestrati. Gli hanno sparato alla testa, uno è stato impiccato. Sembra di essere tornati al Medioevo”. Un’escalation di una violenza che però, purtroppo, nelle parole di Foti appare come una costante dell’Ecuador. ”Finora nessun governo ha fatto nulla contro una violenza rampante”, spiega il professore dell’Università di San Francisco a Quito. ”Una violenza che non è mai stata contrastata, non c’è mai stata la volontà di intervenire e le carceri hanno sempre comandato”, ma quello che sta succedendo ora è, per Foti, ”un caos calcolato”.

Precisando di” non essere antiamericano”, il presidente del Comites vede negli ultimi sviluppi una ”regia degli Stati Uniti che vogliono il controllo dell’Ecuador. Hanno già annunciato un Plan Ecuador sul modello del Plan Colombia”. Da Quito, Foti spiega che ”il problema grosso è a Guayaquil, la capitale economica del Paese, e nella regione costiera perché è da quei porti che si esporta cocaina e si fa riciclaggio”. Per i prossimi giorni, ”ci aspettiamo due scenari: o si viene a patti o si fa la guerra”. Bisognerà ”vedere sul campo di battaglia i risultati”. Ma ”se ciò non dovrebbe avvenire – afferma Foti – allora vorrà dire che ancora una volta non c’è la volontà politica di farla finita con la delinquenza”. Anche perché, ricorda, con l’introduzione dello stato di emergenza e ”con il decreto presidenziale le organizzazioni criminali sono diventate obiettivi militari, per cui un nemico”. Ma ”fino a questo momento sono state ottenute solo vittorie di Pirro” e ”le carceri continuano a essere in mano nella criminalità. Ciò significa che non solo lo Stato non ha vinto, ma nemmeno ha iniziato la guerra”. 

credit foto mauricio-munoz-EOFUPSOYApc-unsplash

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