Acque agitate nella Lega in Valsesia. Dalle urne fratture o consenso?

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di Roberto Gremmo – Nuova, profonda rottura nella “Lega per Salvini premier” della Valsesia dove un gruppo di dirigenti ha scritto a Salvini e Molinari puntando il dito contro il deputato non ricandidato Paolo Tiramani. 

In una lettera inviata al segretario (citata da Roberto Maggio sul quotidiano “La Stampa”) il parlamentare di Borgosesia ed attuale commissario provinciale viene accusato, così dicono gli autori, di aver pensato ad un “passaggio nelle file di Fratelli d’Italia, poi non verificatosi solo, sembrerebbe, per la mancanza di assenso finale dei vertici di F.d’I.” oltre a non aver sufficientemente valorizzato il ruolo del proprio partito nelle recenti elezioni provinciali, impegnandosi in una campagna che “sembrava più diretta ad accontentare altri”, cioè i melonisti.

La protesta e’ firmata dal vice sindaco di Gattinara Daniele Baglione, Eraldo Botta vice sindaco di Varallo, Alessandro Montella, Claudio Tambornino, Denis Cazzadore, Franco Bercellino, Maurizio Tascini e Roberto Carelli.

Come immaginabile nelle dinamiche di partito è subito partita da via Bellerio la difesa d’ufficio dei Tiramaniani che hanno deprecato l’uscita intempestiva degli scontenti che, lamentano, “rischia di fomentare malumori e divisioni, poco utili se non addirittura dannosi in questo momento di campagna elettorale” in cui, aggiungiamo noi, la rincorsa a chi e’ più nazionalista imposta da Capitan mohito rischia di far fare un grosso tonfo ad un Carroccio ormai in caduta libera.

Al di là delle beghe di corridoio, la lettera che sostiene Tiramani rivela una profonda spaccatura nel gruppo dirigente valsesiano e vercellese perché porta le firme del sindaco di Tronzano Michele Pairotto, di quello di Quarona Francesco Pietrasanta e da Alberto Micca, Margherita Candeli, Carlo Stragiotti, Paolo Ferrari, Leonardo Falcetta e Davide Tagliabue.

Per il momento non sembrano esserci reali segni di sbandamento filo melonista ma se, come molti prevedono, i risultati del voto saranno deludenti per il partito di Salvini, le acque già agitate d’una Valsesia da sempre a vocazione soprattutto autonomista potrebbero provocare alte onde di nuovi contrasti, fughe su più confortevoli lidi politici e forse addirittura la nascita di nuove organizzazioni più legate al territorio e meno ai giochetti di corridoio.

Per adesso, siamo alle schermaglie letterarie. Dalle urne potrebbero venire più forti rotture.

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