Lombardia al voto. Tutto d’un tratto il coro: Autonomia. A chi dobbiamo credere?

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di Roberto Pisani – Il proverbio dice: in guerra e in amore tutto è lecito. E io aggiungerei: anche in campagna elettorale. E chi ha un minimo di memoria ricorda l’autonomia in 15 minuti, poi passata nello step dopo al primo consiglio dei ministri, per finire entro la fine dell’anno (2023!!!). Oppure, cosa ancora più aberrante, fondi annuncianti e poi spariti dalla legge di stabilità per la lotta contro i tumori e a favore dei pronto soccorso. 

E poi la campagna elettorale per le elezioni regionali. E allora ci si scopre tutti autonomisti. Di colpo torna alla mente il referendum del 2017. Diventa di nuovo attuale. E tornano in pompa magna i proclami: adesso col nuovo ministro agli affari regionali regionali tutto cambierà, come se negli ultimi cinque anni non fossero mai stati al governo, come se non avessero avuto addirittura un ministro ad hoc, come se un assessore all’autonomia non fosse mai esistito.

Ma non c’è limite: c’è chi affronta la campagna elettorale per la regione più importante del Paese, che avrebbe le carte in regola per essere se stessa una nazione, con un segreteria nazionale dimissionaria, senza quindi un coordinatore che detti la linea politica dl partito, e tutto ciò dà il senso di snobbare la consultazione, quasi a non volere governare per evitare gatte da pelare.

E poi la terza figura che dapprima rivendica una candidatura promessa, non si sa bene da chi, come presidente di una delle due fazioni, per poi farsi carico di rappresentare il terzo polo renziano/calendiano, gli autonomisti, gli indipendentisti, le associazioni e chi ne ha più ne metta. E da lì le varie dichiarazioni: macroregioni, autonomia, Lombardia che dovrebbe essere gestita come uno stato, il tutto naturalmente senza spiegare le modalità. Manca solo lo sventolio del Sole delle Alpi e poi siamo al completo.

Tutto questo mi suggerisce una considerazione: durante il periodo natalizio i bambini scrivono la letterina a Babbo Natale mentre quest’anno i politici scrivono i programmi elettorali e rilasciano dichiarazioni. Le differenze: ben poche. Entrambi somigliano al libro dei sogni. E poi ci si stupisce se aumenta l’astensionismo.


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