I “silenzi” della Lega sulla grande riforma costituzionale federalista del 2001. Perché?

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di Sergio Bianchini – La riforma del Titolo V della Costituzione è entrata in vigore l’8 novembre 2001 dopo un lungo iter normativo: il Senato, con deliberazione adottata l’8 marzo 2001, ha approvato la Legge Costituzionale n. 3/2001 (riforma Titolo V della Costituzione).

Una volta ridefinito il concetto di Repubblica (dice l’art.114: La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Citta` metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato) la riforma del 2001 ha esteso in maniera decisiva i poteri delle regioni, riscrivendo radicalmente l’ Art.117 della Costituzione. La modifica ribalta il criterio di ripartizione delle competenze regionali e statali. Prima della riforma, l’articolo 117 attribuiva alle regioni solo competenze in materia molto specifiche e limitate, come la «polizia locale urbana e rurale», il turismo e la viabilità, la caccia, l’assistenza sanitaria ed ospedaliera. Tutte le altre erano in capo allo Stato centrale.

Con la legge costituzionale del 2001, l’articolo 117, riscritto e tuttora in vigore elenca le diciassette competenze esclusive dello Stato (dalla politica estera all’immigrazione, dalla difesa alla giustizia e alla tutela dell’ambiente) togliendo quindi allo stato il potere infinito salvo eccezioni.

L’Art. 117 Introduce poi l’elenco delle competenze concorrenti: figurano tra questi i «rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni», il «commercio con l’estero», la «ricerca scientifica» e la «tutela della salute». Con una precisazione strabiliante, infatti per quanto riguarda le materie concorrenti «spetta alle Regioni la potestà legislativa», mentre rimane allo Stato la «determinazione dei princìpi fondamentali».


Fra le competenze concorrenti ci sono sia la «tutela della salute» che l’«istruzione».
Viene attribuita esplicitamente alle regioni «la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato».

Il referendum sulla riforma, già approvata dal parlamento, fu indetto su richiesta della Lega Nord che aveva osteggiato la riforma.

Il 21 marzo 2001 fu depositata presso la Corte di cassazione la dichiarazione, resa da 11 cittadini che avevano eletto il proprio domicilio presso il Gruppo della Lega Nord della Camera dei deputati, di voler promuovere una richiesta di referendum popolare ai sensi dell’art. 138 Cost. sul medesimo testo di legge costituzionale, attraverso la raccolta delle firme di almeno 500.000 elettori.

Risultati del referendum: favorevoli 64,21% contrari 35,79% Votanti 16.843.420 su 49.462.222.

La sinistra allora vinse contro Berlusconi e Bossi ma poi si è abbondantemente pentita della riforma costituzionale da lei voluta ed attuata.

Il nordismo leghista le si oppose e mai la utilizzò, nemmeno nello spazio specifico della scuola pur avendo avuto persino un ministro dell’Istruzione.

Non mi spiego il glaciale silenzio della Lega sul Titolo V. Cosa è accaduto dal 2000 alle dimissioni di Bossi del 2012 e oltre? Cosa non sappiamo?

Fa parte dello stile di alcuni colonnelli commentare pochissimo, dichiarare pochissimo e scrivere nulla. Clamoroso fu quando nel 2010, dopo dieci anni di presidenza della Lega Lombarda, Giorgetti dichiarò al congresso che non intendeva svolgere una relazione introduttiva e di bilancio di quegli anni.

Ma il Titolo V meritava o no un commentino? Mica che lo Stato possa suggerire di tacere, o no? La Lega ha perso la parola? E sulla scuola, dove le competenze sono chiare e nette…. perché ancora un nulla di fatto?

La svolta nazionalista comunque è sotto gli occhi di tutti con la fine di ogni vero discorso sul miglioramento delle relazioni stato regioni. Una svolta che potrebbe anche essere storicamente comprensibile se spiegata senza tatticismi.

Altrimenti è una svolta che rimane inspiegabile e inspiegata.

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