Quirinale 2022: la Grande Ammuina mentre lo Stato affonda davanti ad una figura da chiodi

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di Luigi Basso – In questi giorni, a Roma, sotto le mentite spoglie dell’elezione del Presidente della Repubblica è andata in scena la rappresentazione plastica del crollo di un sistema.
Infatti, l’esito scontato della votazione non è mai stato realmente in discussione alla luce di due dati chiari e visibili a tutti.
Dopo un anno di governo in stile “io so’ io e voi nun siete un… “, nessuno voleva al Colle l’unico vero nome nuovo spendibile dal sistema: Mario Draghi.
Il Premier che un anno fa era la “riserva della Repubblica”, dopo un anno di governo autoreferenziale si è trovato tutti i partiti contro: raramente si è vista tanta unanimità di dissensi.


Pure i presunti amici del Premier lo hanno incautamente mitragliato, facendo tornare alla mente il famoso detto “dagli amici mi guardi Iddio”: l’intervista di Giorgetti a Vespa, in cui il Ministro draghiano vaneggiava di semipresidenzialismo di fatto, è stata la lapide sulle aspirazioni quirinalizie del Premier.
È stato incredibile non accorgersi che proprio il cesarismo solitario del Premier, refrattario alla discussione, era il motivo principale dell’alzata di scudi dei partiti che, sebbene ridotti ai minimi termini, non potevano avallare una simile deriva.


Il secondo elemento che suggeriva l’esito era che tutti i nomi circolati e bruciati erano tra loro intercambiabili e costituivano una versione fotocopia di Mattarella: tutti i nomi proposti hanno sempre avallato ed applaudito Mattarella, tutti erano espressione dello stesso milieu culturale e dello stesso establishnent, insomma tutti giocatori dello stesso team che vede nell’apparato burocratico interno e dell’UE il pilastro della convivenza civile, deciso a proseguire nelle politiche fiscali, monetarie, industriali, economiche e sociali portate avanti nell’ultimo ventennio.
Tra la fotocopia e l’originale, alla fine si sceglie sempre l’originale.
E allora perché i partiti non hanno eletto Mattarella al primo scrutinio ?
La risposta è molto semplice: fare ammuina, la specialità di casa Italia, far finta che tutto cambi per non cambiare nulla e intrigare per pugnalare gli avversari.


Dopo un trambusto di settimane in Parlamento e sui giornali, ci si ritrova al punto di prima con lo stesso Presidente di prima e lo stesso Premier.
Nel frattempo, gli sceneggiatori romani, ci hanno impiattato pure il film del trasloco da Roma a Palermo del Presidente contrarissimo al secondo mandato.
Il PD è riuscito a bissare il successo del 2015 piazzando un suo esponente al Quirinale, pur avendo oggi molti meno Grandi Elettori di sette anni fa, il che la dice lunga sulla classe dirigente dell’ex centrodestra e dei 5 stelle che ha fatto coralmente una figura da chiodi memorabile.


Nel frattempo la crisi italiana, che è crisi di sistema irreversibile, si aggrava: a Bisanzio si intriga, mentre i Turchi sono alle porte.

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