Berlusconi al Quirinale? In fin dei conti l’Italia intesta ancora strade e piazze a immeritati “patrioti”

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di Pierluigi Crola – Oltre all’emergenza COVID, l’argomento principale di questi giorni è l’elezione del presidente della Repubblica. Premesso che non mi appassiona molto l’elezione di un capo di stato italiano, il candidato dovrebbe, secondo me, rappresentare l’Italia tutta, coi suoi pregi e i suoi difetti. Un paese che tra i suoi primati ha la corruzione, con un quinto delle regioni nelle mani della criminalità organizzata, una altissima evasione fiscale, un Nord costantemente munto dal Sud, una pletora di furbetti che con la scusa della malattia ne approfitta per non voler lavorare nei giorni prossimi alle feste, specialmente ad alcune latitudini, un paese dove un federalismo serio che costituirebbe il minimo sindacale per eliminare molte ingiustizie, e per questo non si realizza, fa da contraltare a pregi paesaggistici e ricchezze culturali notevoli. Un paese quindi pieno di contraddizioni. Ora, chi viene eletto non mi interessa, poiché sarà sempre l’espressione di una idea centralista e romanocentrica dello stato, però vorrei dire due parole sulla candidatura di Silvio Berlusconi, che sarà tutto tranne uno che ammiro. Appunto per questo posso permettermi di dire: perché se un paese deve essere rappresentato da una persona che ne ha le sembianze, un uomo come lui, con le sue debolezze e le sue stridenti contraddizioni, non può esserne il degno erede? 

Inoltre, molte strade e monumenti sono dedicati a persone che definire indecenti è un complimento: Umberto I che  ha fatto senatore Bava Beccaris per aver sterminato una folla inerme che chiedeva giustizia sociale; Lamarmora che nel 1849 a Genova ha fatto quello che ha fatto Bava Beccaris nel 1898 a Milano; il generale Cadorna che sparava nella schiena ai suoi soldati per impedirgli di disertare; un re che contro il volere del Parlamento ha deciso di partecipare a quella guerra che si chiama grande, soprattutto perché ha dovuto pagare lo scotto di 600.000 morti per delle terre che i suoi alleati avrebbero dato senza colpo ferire, e il cui prestigio è pari solo alla sua statura, un codardo che ha sempre risolto i problemi evitandoli e fuggendo;  Badoglio cui immeritatamente è stato intitolato il suo paese di nascita, protagonista degli scempi più grandi della storia come le guerre d’Africa e il regime fascista ed è stato anche accusato di crimini di guerra per aver usato gas perfino contro la Croce Rossa nelle “gloriose” spedizioni africane; Nino Bixio e molti altri garibaldini che con la scusa di “liberare” (leggi: invadere o conquistare) l’Italia, hanno sparato su contadini inermi, come ricorda lo storico episodio di Bronte, analogo a quello di Bava Beccaris e Lamarmora. 

E allora perché è scandaloso pensare a Berlusconi come uomo simbolo dell’Italia? 

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