Sanità lombarda, che vergogna. Ridotti gli Hub covid, tempi biblici per visite ed esami. Hai un disabile? Dimostralo sempre…

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di Stefania Piazzo – Ammetto di essere toccata nel vivo. Ma i fatti a volte vanno raccontati in prima persona, perché prima di essere giornalisti siamo cittadini. Da dove inizio? Da mio padre. 86 anni, quasi 87, invalido al 100%. Ha fatto il Covid (contratto in reparto d’ospedale) e tre infarti negli ultimi mesi. Intrasportabile è un eufemismo. Pure soggetto fragile è poco. Vediamo. Partiamo dalla vaccinazione antinfluenzale. Siamo stati costretti a farla fare dal farmacista di famiglia. Dose acquistata privatamente perché a novembre inoltrato ancora la sanità territoriale non aveva dato disposizioni ai medici di base per i vaccini a domicilio. Beh, che dire, aspettate pure che arrivi il picco in inverno. L’alternativa? Portare il papà in ambulanza (a pagamento) di persona all’hub. I pazienti gravi fragili non hanno priorità per la sanità lombarda?

Intanto entro nel sistema di prenotazione della Regione Lombardia, categoria fragili, e inserisco i dati per il richiamo della vaccinazione anti covid al papi. Ma il sistema mi dice che non è possibile. Mi faranno sapere. Pare sia stato già “prenotato”. Da un fantasma, perché il medico di base, interpellato, cade dalle… nubi e dice di non ver mai visto un caso simile. Io, men che meno. essendo entrata per la prima volta a prenotare papà. Il primo vaccino lo aveva fatto in struttura protetta durante la riabilitazione (privata, ndr).

Lasciamo perdere il numero verde. La mamma ci passa giornate senza venirne a capo.

Allora chiamo l’infermiera che nel tempo infausto del Covid aveva portato assistenza giornaliera alla mamma (contagiata dal papà grazie al reparto). Opera in un hub territoriale da mesi per i vaccini. Ci fa sapere, con premura, che non c’è altra strada che recarsi di persona in hub e chiedere al responsabile amministrativo di entrare nel sistema e sbloccare l’errore dell’efficiente sistema informatico. Poi per il papà sarà possibile effettuare il richiamo. A domicilio i tempi saranno lunghi, fanno capire.

Poi, per grazia ricevuta scopri che il sistema regionale dava per scontato che tuo padre dovesse fare il richiamo dove aveva fatto la prima dose. Non te lo dice nessuno. Non è più paziente di quella struttura, ma devi immaginare che ancora lo sia e aspettare che loro, avvisati da Ats, ti chiedano di farlo lì. Allucinante se non pazzesco.

Intanto a ottobre si rendono necessari per lui degli esami approfonditi. Lo sapete che se avete un parente disabile non è sufficiente avere l’attestazione delle esenzioni, dell’invalidità, dell’accompagnamento, la 104 e tutto il volume di patologie documentate? Per avere diritto al prelievo del sangue a domicilio non basta ciò che l’Inps ha accertato, né il documento dell’Ats che certifica le esenzioni per l’invalidità totale. Sarebbe troppo normale.

Ats pretende per legge che ti ripresenti ogni volta nei suoi uffici, che dichiari ogni volta sotto giuramento e tua responsabilità di avere un parente-genitore disabile pluriaccertato. Devi nuovamente compilare un modulo in cui ti chiedono se e come il parente è autonomo… Un terzo grado insomma perché non si sa mai che quanto già verificato da una commissione di Stato e dagli stessi medesimi uffici non sia vero. Rigiuralo. Prenditi delle ore di permesso o salta il lavoro e vai in Ats.

Prenoti il prelievo e aspetti. Aspetti. Aspetti. Dal momento della richiesta allo sportello (non hanno una pec, siamo ai primordi della civiltà, non puoi farci niente…), passano quasi due settimane. Scrivo per sapere se si sia persa negli uffici e dietro sollecito istantaneamente rispondono: arriviamo ma tra 11 giorni. Altri 11 giorni. Attenti bene, quando avevo fatto domanda (ma quando si chiede il reddito di cittadinanza, ti fanno tutte queste difficoltà?,ndr), avevo dovuto far correggere al medico di base le richieste (andava espressamente scritto accanto al codice della disabilità che il paziente non deambula, come se in Ats non lo sapessero), invio il giorno stesso via mail l’integrazione (l’addetto dell’ufficio gentilmente bypassa l’anacronistica procedura della consegna in presenza, evitandomi una mezza giornata di giri della Lombardia).

Finalmente arriva l’infermiere a domicilio e, indovina, ti chiede: dove sono le ricette? Ma come, le avete voi. No, volevano ancora il cartaceo. Anche basta, per favore. Poi arriva l’ultima bastonata sui denti. Esito degli esami: il 25 novembre. Ma, ovviamente, li devi ritirare di persona. Non puoi scaricarle via mail. Troppo normale.

Se sei un disabile la Regione in qualche nodo ti deve far purgare il fatto di non essere più autonomo e mettere in croce parenti o famigliari ogni volta che hai bisogno di cure? Un mese per un prelievo, reiterate attestazioni di disabilità, esami da chiedere di persona, esiti da ritirare di persona. Ma l’informatica non esiste per chi è fragile? O è solo un appalto della Regione a qualcuno di molto distratto? E le regole le scrivono su Uranio o a Milano?

Ricapitolo? La mail è vietata. La pec non la usano. Neanche ce l’hanno. Lo spid però è obbligatorio.

Quando avevo chiamato l’amica infermiera per gridare aiuto per l’impossibilità del papà di fare il richiamo Covid, lei si sfoga e dice: le pare possibile che ci hanno chiuso anche gli hub? Eh sì, perchè da metà settembre il Covid non c’è più. Sapevatelo. Il super commissario straordinario Bertolaso lo aveva annunciato. E i medici avevano pure denunciato questa scelta improvvida.

“Sono tante le domande all’indomani dell’annuncio, ma molte poche le risposte. Dall’Asst Valtellina e Alto Lario non si riesce a sapere granché per il semplice motivo che tutte le decisioni sono state prese a livello regionale, e sul territorio non si ha idea di come si dovrà procedere”. E’ una delle denunce, una delle tante, di due mesi fa. Lo scrive la Provincia di Sondrio. Ma è una tra le tante testimonianze.

«Non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione – spiega Alessandro Innocenti, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Sondrio -. E questo non vale solo per noi, ma per tutti gli Ordini della Lombardia. Ci siamo consultati e nessuno sa molto sul futuro della campagna vaccinale. Immagino, ma posso davvero solo immaginare, che con la chiusura degli hub tutto verrà delegato ai medici di base. Bisogna capire però se questo è fattibile. Serve, infatti, un’organizzazione notevole, anche solo per la conservazione delle dosi di siero. Eppure noi al momento non sappiamo ancora niente. Attendiamo».

E leggo ancora…

“A confermare che nel Lecchese che si va avanti sulla stessa strada seguita sinora è Valter Valsecchi direttore del Dipartimento cure primarie di Ats Brianza: «Vaccineremo a spron battuto tutto agosto e anche settembre, oltre al 12 – dice – Ogni provincia fa la sua programmazione. E noi proprio venerdì abbiamo dato autorizzazione alle cooperative che organizzano le linee vaccinali di andare avanti. I medici di base, tramite le cooperative, ci garantiranno il loro aiuto».

Insomma, avanti, a prescindere dalla lungimiranza politica e scientifica della Regione Lombardia, per la quale l’emergenza era finita e si poteva già sbaraccare.

Io, intanto, sono alle prese con gli acciacchi dell’età e del mestiere. Artrosi alle mani, problemi articolari sparsi. Rassegnatevi. Per le onde d’urto attraverso il servizio pubblico attendi fino a giugno. Otto mesi. Per una elettromiografia fino a febbraio, se va bene. Privatamente, tutto subito. Una volta esistevano anche per alcune terapie i convenzionati privati che con la mutua accettavano ed effettuavano le terapie. Oggi, non è più così. Le stesse terapie fatte questa estate col Ssn, ora non le fanno più. Sopravvivi solo se paghi. Non ci racconti la Regione efficiente che è tutta colpa del Covid. Per curarti, oggi, in Lombardia, devi avere il portafogli pieno. Altrimenti prenditi un puzzle da 10mila pezzi e ripassa da 8 mesi. Ed evita, se puoi, i portali sanitari. Magari qualcuno a tuo nome ha già prenotato qualcosa. Vorrai mica fare il furbetto e chiederlo due volte.


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