La sinistra rispolvera l’autonomia differenziata. Il sindaco Gori e il sogno del Partito del Nord

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di Stefania Piazzo – Aveva già parlato. Aveva già affermato che l’autonomia poteva e doveva essere per il centrosinistra una battaglia possibile. E torna sul tema alla vigilia del voto il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Sentiamolo. “Continuo a pensare che la strada di un’autonomia differenziata sia da sostenere”, spiega Gori intervenendo all’incontro “Un nuovo sguardo sulle autonomie e sul governo dei territori”, organizzato da ‘Direzione Nord’ alla Fondazione Stelline a Milano. Sollecitando lo Stato a una celere e definitiva “definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep)”, Gori ha poi sottolineato che rispetto al divario tra il Nord e il Sud, e’ necessario “mettere i cittadini in condizioni di uguaglianza minima. Se questo e’ garantito, l’autonomia puo’ consentire ai territori piu’ efficienti di fare ancor meglio, senza nulla togliere agli altri e senza mettere in discussione l’unita’ del paese e solidarieta’ tra i territori”.

Nell’agosto del 2020, tra una ondata covid e l’altra, il sindaco aveva ribadito il concetto a distanza di pochi giorni.

Nel commentare l’addio della Lega alla Lega Nord verso il partito sempre più personale di Matteo Salvini, affermava:

“Salvini allontana la Lega dal Nord e davanti al Pd c’è l’occasione della vita: farsi rappresentanza della parte più moderna ed europea del Paese. Ci vogliano provare? Si comincia col mettere il lavoro, la produttività e la crescita in cima alla nostra agenda. #ricominciodalNord”. Lo scriveva su Twitter.

 

A ruota, qualche giorno dopo: . Al Nord “qualche crepa nel blocco di consenso” della Lega “si comincia a intravedere anche per i segni lasciati dalle vicende della sanità lombarda” e dunque “il Pd ha l’occasione della vita rappresentare la parte più moderna ed europea del Paese. Sta a noi andarle incontro o lasciarla alla destra”. Lo sosteneva in una intervista a Repubblica, nvitando il partito a puntare al Nord, abbandonando l’agenda “orientata alla protezione. E’ il rischio che corriamo nell’abbraccio con il M5s che ha una cultura diffidente nei confronti dell’impresa orientata all’assistenzialismo”. “Salvini parla ossessivamente solo di immigrazione, ma qui le fabbriche chiuderebbero senza i lavoratori di origine straniera” e il Pd può diventare il partito del Nord “comprendendo le difficoltà, le potenzialità e le attese di artigiani, commercianti, imprenditori, partite Iva, liberi professionisti, autonomi, operai – non solo del Nord -, la maggior parte dei quali fatica oggi a trovare ragioni per votare il centrosinistra e il Pd”. Se non farà così, “qui continueremo a non toccare palla, se non in qualche città. In Lombardia è così da 25 anni, nel Veneto idem. Fa eccezione l’Emilia-Romagna, dove non a caso abbiamo vinto puntando sulla relazione coi ceti produttivi”. Alle prossime regionali in Lombardia, conclude, “c’è tutto lo spazio per attaccare Fontana sulla gestione dell’emergenza sanitaria, largamente insufficiente”.

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