Ti chiudo e ti bastono. In un Paese normale fermo da un anno può salire al massimo la pressione fiscale?

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Può un Paese normale chiuso per Covid non avere una tassazione equa? No. Anzi, ti chiudo e ti bastono. Nei quattro trimestri del 2020 la pressione fiscale si e’ attestata al 43,1% del Pil, in aumento rispetto al 42,4% del 2019. Lo comunica l’ISTAT nel rapporto sul ‘Conto trimestrale delle Ap reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle societa’ – IV trimestre 2020′. 

I dati nudi e crudi. Nel IV trimestre del 2020 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici e’ intanto diminuito dell’1,8% rispetto al trimestre precedente, e i relativi consumi finali del 2,5%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici e’ stata pari al 15,2%, in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. A fronte di un incremento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie e’ diminuito rispetto al trimestre precedente del 2,1%.

Nel quarto trimestre 2020 l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil e’ stato pari al 5,2%; nello stesso periodo dell’anno precedente risultava un accreditamento dell’1,9%. Lo rileva l’Istat. Il saldo primario delle Amministrazioni Pubbliche (indebitamento al netto degli interessi passivi) e’ risultato negativo, con un’incidenza sul Pil del -1,9% (+5,2% nel quarto trimestre del 2019), mentre il saldo corrente delle AP e’ stato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,5% (+5,6% nel quarto trimestre del 2019). La pressione fiscale e’ stata pari al 52%, in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, nonostante la riduzione delle entrate fiscali e contributive.

“Come nei primi nove mesi dell’anno, l’incidenza del deficit delle Amministrazioni pubbliche sul Pil e’ sensibilmente aumentata in termini tendenziali per la riduzione delle entrate e per il consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno al reddito di famiglie e imprese – commenta l’Istat -. Il reddito disponibile delle famiglie ha segnato, dopo il recupero del terzo trimestre, un nuovo calo che si e’ tradotto in una riduzione del potere di acquisto. Il tasso di risparmio e’ nuovamente aumentato nel quarto trimestre, per la piu’ accentuata contrazione della spesa per consumi finali delle famiglie”.

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