Quando il padano Bonomi, presidente di Confindustria, parlava di Questione Settentrionale. Lo farà ancora?

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di Stefania Piazzo – Qualche anno fa, da neopresidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, ora nuovo capo di Confindustria, affermava al suo debutto ambrosiano che la sua organizzazione si sarebbe fatta “promotrice di una serie di iniziative volte a ridisegnare visione capacità di proposta, incisività nell’agenda pubblica, in modo più adeguato alle nuove specificità che la questione settentrionale pone come sfida alle nostre imprese”.

O bella. Gli industrali lombardi, era il 2017, prendevano posizione mentre la questione del Nord era finita in soffitta. La svolta sovranista della Lega, con baricentro a Roma, il prima il nord sostituito da prima gli italiani, stava dimenticando troppe questioni aperte. Il Nord, appunto.

A ruota Dario Di Vico sul Corriere della Sera scriveva qualcosa del tipo: “la questione settentrionale è uscita dai radar politici da parecchio tempo e persino chi ne deteneva il copyright, la Lega Nord, nella versione lepenista di Matteo Salvini l’ha riposta nel cassetto. A rimetterla in circolo, all’improvviso, è stato (…) Carlo Bonomi…”. Lo abbiamo appena citato, infatti.

Sembrava che gli industriali volessero riprendere in mano la bandiera del Nord. Le sue peculiarità, la sua vocazione europea, il suo export europeo, domande diverse rispetto a quelle di un altro pezzo del Paese.

E Claudio Cerasa scriveva pure su Il Foglio che dirige, che “C’è una nuova questione settentrionale”.

Papale: “Gli interessi del tessuto produttivo italiano sono stati messi a rischio da chi quel tessuto doveva rappresentarlo: Salvini. Perché è al nord oggi che si decide il futuro del governo, dell’Italia, del centrodestra e forse anche del Pd”. E si leggeva ancora:”Per il momento è solo una piccola scintilla di fuoco accesa improvvisamente su un lungo cordoncino infiammabile. Ma per quanto la fiamma sia ancora lontana dal raggiungere l’esplosivo il tema c’è, e il problema pure. (…) Si gioca qui il futuro della nostra economia”.

Il problema più grande, ieri come oggi, è che la questione settentrionale sembra non essere percepita dai settentrionali. Dai propri politici, innanzitutto. Ora Carlo Bonomi, presidente lombardo, padano di Crema, capo di Confindustria, che ne farà della bella addormentata nel bosco? Risveglierà dal sonno la questione settentrionale, rivendicherà politiche economiche e sociali europee per quel pezzo di Paese che fa Pil, che morto lui andiamo a casa tutti? Perché ovunque ci si giri intorno, non c’è un Sud né un Centro che possa tirarci fuori in fretta dalla melma della pandemia. Della sua gestione pasticciata, colpevolmente affrontata con ritardi imperdonabili e responsabilità – criminali se ci sono state – deciderà la magistratura.

Anche se temiamo che nel voto prossimo venturo, l’elettorato, lombardo in particolare, si farà andar bene tutta la gestione del Covid. Non si sente la voce del dissenso dei tanti sindaci leghisti che governano nel bresciano, nella bergamasca, nel cremonese, nel lodigiano. Silenzio assoluto.

Non ci resta che Bonomi per ripartire?

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