La vera fase 2 di Confindustria? Prove di lombardoveneto. Ma la Milano salviniana non se ne è accorta

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di Stefania Piazzo – Abbiamo scritto, temo unico giornale del Paese, che il nuovo presidente di Confindustria, appena tre anni fa incoronato capo di Assolombarda, aveva citato la questione settentrionale come uno dei pilastri della politica economica ancora da risolvere con adeguate misure. Leggi meno burocrazia, tasse il giusto, una politica di internazionalizzazione che non dovesse aspettare i tempi di Roma.

Beh, oggi viene da dire che la vera fase 2 in questo paese a pezzi (tanto, per molti, la fase 1 e 2 non sono mai iniziate, pensate solo a quanti lavoratori con o senza tutele e sicurezza, è stato imposto di andare a lavorare, dalla grande distribuzione all’ambito sanitario… e chi più ne ha più ne metta, ndr) la stia impostando la nuova generazione di industriali.

Carlo Bonomi, infatti, nella sua squadra, ha voluto nominare nel gruppo dei vice due veneti. Anzi, due venete. Quindi, doppia legnata al sistema. Mentre fatichiamo a trovare volti femminini ai vertici delle istituzioni, e quasi per nulla (solo il 20% nelle commissioni e task force del Covid, tanto sanno tutto gli uomini…), Bonomi carica di munizioni pesanti la macchina. Si tratta infatti della trevigiana Maria Cristina Piovesana e della vicentina Barbara Beltrame. La prima è già presidente di Veneto Centro e avrà la delega all’ambiente e alla sostenibilità, la seconda avrà la delega alla internazionalizzazione.

Due pilastri, perché la frontiera nuova è l’ambiente e la terra da conservare è l’export, l’estero. Perché è lì che quando il Pil scarseggia, si cerca ossigeno. Chi fa impresa lo sa che si sopravvive perché si esporta, non perché si vende allo Stato o in Italia.

Una squadra che nel Nord vede una risposta ai problemi. Quello che non comprende questo governo, a prescindere dalla composizione dei vertici dei ministeri. Non uno del Nord. Vero, presidente Conte?

Non sappiamo che margini di manovra avrà la gestione di Bonomi, che senza piano Marshall e con un Paese eternamente duale, con un Nord bicefalo, Piemonte e Lombardia attardati sull’ultimo binario e Veneto che osa su tutto, non può pigiare su un unico acceleratore.

Né viene spontaneo immaginare sentire uscire da Matteo Salvini il concetto “questione settentrionale”. A lui basta fermare gli sbarchi. Tanto che il consenso inizia a perdere pezzi. L’Europa ieri era cattiva perché non accoglieva i migranti. Oggi perché non si fida di prestare soldi a Roma. La paura però di morire di coronvirus supera tutto, e i cittadini vogliono sapere come arriveranno a fine mese. Non come arrivano i barconi.

Ci salveremo dicendo alla Merkel che i conti dell’Italia sono a posto? Forse, in garanzia, la cancelliera, avrebbe accettato a occhi chiusi i conti del Nord.

O, magari, avrebbe gradito un paese federale, con una macroregione che dall’Europa non ha mai voluto uscire, tranne il milanese Salvini e C.

Fa bene Bonomi a organizzarsi la squadra fotografando il paese reale. Che non è quello del governo ma neanche quello dell’opposizione. In che guaio siamo finiti…

Photo by Antonio Rossi 

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