Strage Mottarone. Quanto vale al Nord la vita per chi fa impresa? L’inutile lezione di Olivetti

26 Maggio 2021
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di Stefania Piazzo – Avrebbero ammesso.  Poi, valuterà la magistratura le responsabilità. “Uno dei fermati ha detto di non aver tolto uno dei dispositivi che inibiscono il freno di emergenza”. Così il comandante dei carabinieri di Verbania Roberto Cicognani a proposito dell’inchiesta sulla ferrovia del Mottarone. “Siccome c’erano delle anomalie che facevano azionare il freno di emergenza, per garantire il funzionamento della funivia hanno mantenuto i dispositivi e disabilitato i freni di emergenza” ha spiegato Cicognani. “Questi malfunzionamenti andavano avanti da fine aprile e non erano stati risolti” ha aggiunto Cicognani.

La strage e le responsabilità che stanno emergendo, lasciano un vuoto dentro e attorno a noi. I siccome e i però sono la pietra tombale di una civiltà. Se le cose sono andate davvero così, quando anteponi il fatturato alla vita umana, con la giustificazione che si possa correre in fine dei conti il rischio perché tanto chissà cosa deve succedere, come se fare impresa fosse una questione di probabilità su cui scommettere, che tipo di idea ti sei fatto del lavoro? Della vita, quella degli altri, ovviamente? Quanti piccoli Mottarone silenti ci sono nelle nostre città, negli uffici? Nei servizi, nelle piccole attività?

La strage poteva accadere al Mottarone così come in qualsiasi altra parte del Paese, ma fa specie che nella terra di Olivetti, monumentale imprenditore la cui eredità dovrebbe essere modello di successo per chi produce, non sia rimasto attaccato quasi niente sulla coscienza di chi ha responsabilità d’impresa.

Non generalizziamo, per carità, l’eccezionalità del disastro e delle sue cause in via di accertamento, non sono una condanna per tutti. Ma creano un precedente di gravità inaudita e ci interrogano sulla visione del lavoro oggi nel nostro Paese. A partire dalle cosiddette morti bianche che fanno quasi a gara con la statistica dei femminicidi in alcuni giorni.

Cos’hanno di diverso tra loro le vittime sul lavoro con le vittime del Mottarone? Non sono figlie della stessa causa di morte, “L’incidente”. “La fatalità”. “Il destino”? E in comune non hanno davanti a sè anni di processi per accertare le responsabilità?

Diceva Olivetti che “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica, giusto?”. Certo, ma il Nord è cambiato. In peggio. Da tempo ormai. Così come è andato a farsi benedire il limite che riguarda il rispetto della vita umana. Non dite che è colpa delle tasse, del costo del lavoro e del Covid.

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