Come sarebbe la politica se ci fossero meritocrazia e competenza?

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di Marcus Dardi – La parola meritocrazia è apparsa per la prima volta nel 1958 ed è stata inventata dal sociologo inglese Michel Young.

Con questo neologismo Young voleva indicare una forma sociale dove le persone con un quoziente intellettuale più elevato ed una forte attitudine al lavoro dovessero avere posizioni migliori e più remunerate.

Tale espressione entrò subito nel vocabolario di massa ed il suo significato oggi esprime ancora più un desiderio che un fatto compiuto e comune.

La carriera lavorativa, quella “remunerata” viene spessissimo ottenuta ancora per conoscenze familiari, appartenenza a lobby, nepotismo, clientelismo, ruffianesimo, diritto di casta e di oligarchia.

Michael Young usò questo termine come titolo per il suo saggio “Rise of the Meritocracy”. Young sosteneva che un quoziente di intelligenza ed una elevata energia applicata al lavoro dovevano dare più merito all’individuo dandogli il diritto di essere considerato migliore di altri.

Se per giudicare una persona si considerassero validi solo i parametri indicati da Young, sarebbe alquanto discriminatorio.

La meritocrazia dovrebbe oggi essere considerata come un vero e proprio riconoscimento delle competenze.

L’eguaglianza delle opportunità dovrebbe essere anch’essa una sana condizione per permettere a tutti gli individui di poter esprimere le proprie capacità e quindi di poter usufruire della meritocrazia. In un Paese come l’Italia, a mobilità sociale “nulla”, diventa quasi impossibile.

Purtroppo le persone non partono con le sesse condizioni socioeconomiche e gli Stati sono ancora deboli nel garantire a tutti la possibilità di studio fino alla laurea. Il numero chiuso di alcune facoltà ad esempio è un fortissimo limite alla passione e al desiderio di molti di poter accedere ad una professione desiderata.

Valutare dunque una persona solo in base al QI (quoziente di intelligenza) o alla sua abnegazione al lavoro (che potrebbe essere anche una psicopatia) non è per nulla corretto.

Uno scienziato non è migliore di un manovale, gli individui andrebbero valutati su molti più parametri. Oggi siamo ben lontani da questo.

Non avendo ancora creato una società umanamente più giusta, sarebbe già un successo se ai vertici delle istituzioni pubbliche e private i ruoli dirigenziali fossero ricoperti da persone con le seguenti caratteristiche:

competenza

onestà

amore per il bene comune

buon senso e flessibilità d’azione

avversione verso la burocrazia.

Con una classe dirigente che possiede queste caratteristiche un primo grande salto verso un mondo “epistocratico” (governo delle competenze) sarebbe già un enorme “merito”.

Photo by Birmingham Museums Trust 

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