Bianchini: Le cause del precariato? La mancanza di concorsi provinciali o territoriali

11 Settembre 2023
Lettura 2 min

di Sergio Bianchini – Il precariato scolastico è voluto dallo statalismo, dal sindacalismo, dal meridionalismo.

Circa 50 anni fa entrai nella scuola come insegnante. Già allora era posto in gran luce il tema della mancata presenza di tutti gli inseganti all’inizio dell’anno scolastico. Allora la scuola era in rapida espansione e con essa anche il fabbisogno di docenti di ruolo era in costante aumento. Ma il problema non fu mai risolto, i concorsi non furono mai velocizzati e le scuse del mancato ottenimento di un inizio anno corretto hanno continuato a riproporsi.

Il povero alunno ed il povero genitore non capiscono la diabolica furbizia dell’apparato di potere che vuole il precariato.

La soluzione del problema esiste, facile, efficace e tutti gli addetti   la conoscono: Il concorso provinciale o di ambito territoriale (200-300 mila abitanti).

E allora perché non si realizza? Ho impiegato anni a comprenderlo e la risposta adesso mi appare chiarissima. Il precariato è la valvola attraverso la quale tutti i posti statali vanno al meridione perché produce le immissioni in ruolo automatizzate  ope legis dopo i 3 anni di rapporto precario.

Il concorso ordinario c’è ma rimane nazionale, lentissimo, soggetto ai mille ricorsi con centinaia di migliaia di candidati. Invece i concorsi di ambito territoriale sarebbero rapidi, tempestivi, risolutivi.

Ho ripetuto centinaia di volte questo discorso anche dentro la lega che però non volle mai assumere il tema dei concorsi territoriali limitandosi a chiedere concorsi regionali ed una stabilità sul posto assegnato per 7 anni.

Adesso che la Lega è al governo, e pur avendo persino ottenuto nel 2018-2019 un ministro dell’Istruzione di cui nessuno si ricorda, perché non pone la questione?  L’impatto favorevole sull’opinione pubblica sarebbe garantito. Certamente non lo farà la Meloni che col meridionalismo ha un rapporto storico fortissimo anche se oggi si pone come forza garante nazionale.

Ma questa garanzia ha portato solo, difronte alla carenza di risorse, alla riduzione (piccola) del reddito di cittadinanza lasciando intatto il monopolio meridionale sui posti statali.

E proprio qui sta l’altro blocco politico che si trascina da decenni ma che sarebbe di facile soluzione. Il sud povero va aiutato con tantissimi modi, tantissimi meno uno, uno solo, cioè quello che invece viene maggiormente usato e cioè il monopolio dei posti statali al sud.

 Il monopolio dei posti statali al sud esonera i governi dal trovare vie reali di sviluppo e crescita al sud e contemporaneamente assicura uno stipendio calmante a milioni di meridionali.

Personalmente sarei disponibile anche ad aumentare le risorse nazionali sia economiche che organizzative da dirottare al sud ma vorrei fortissimamente una selezione vera del personale statale ed una presenza all’interno di esso di quote paritarie per nord centro e sud.

Allora lo stato potrebbe diventare efficiente e rappresentativo, adeguato alle necessità sempre più qualificate della nostra società dove a differenza dei tempi antichi la presenza dello stato nella vita delle persone è sempre più necessaria e determinante.

Prima o poi questo nodo verrà al pettine ma per ora non sento ancora suonare la campana, nemmeno negli ambienti “nordisti” che sono sembrano privi di lucidità analitica e quindi di proposte di governo.

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