Trump ancora all’attacco dei brogli, in campo anche Rudy Giuliani

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Continua senza sosta l’offensiva del presidente Usa Donald Trump contro Joe Biden e i democratici, accusati di brogli e frodi nel corso delle elezioni presidenziali, illeciti di cui non è stata rilevata alcuna traccia, né dalle autorità statali, né da quelle federali. A scendere in campo al fianco del tycoon è stato – da ultimo – il suo avvocato personale Rudy Giuliani a cui il repubblicano ha affidato le redini della sua complessa battaglia legale che si articola in diversi Stati: dall’Arizona alla Pennsylvania, dal Michigan alla Georgia, e che finora ha incassato solo batoste e nessuna vittoria. In conferenza stampa a Washington Giuliani si è scagliato contro i democratici, e i media che “non fanno il proprio lavoro”. L’ex sindaco di New York ha gettato ombre sul riconteggio a mano delle schede in Georgia, che dovrebbe concludersi oggi, definendolo “illegittimo” in quanto “i funzionari stanno semplicemente ricontando schede fraudolente”. Il legale del tycoon ha insistito sul fatto che era statisticamente “impossibile” per Joe Biden aver vinto in Stati in cui, durante la notte elettorale, era indietro, come il Michigan e la Pennsylvania. Ma il passaggio dal colore rosso al blu è stato possibile grazie ai voti per corrispondenza, utilizzati in larga parte dai democratici, che sono stati conteggiati in un secondo momento. Trump stesso è tornato ad attaccare la correttezza del voto in Georgia, Stato in cui i democratici non vincevano dall’era Bill Clinton e dove è stato decisivo l’apporto dell’afroamericana Stacey Abrams che è riuscita a far iscrivere ai registri elettorali circa 800mila persone. Nel mirino del tycoon anche la Pennsylvania, dove secondo Trump sarebbero stati registrate almeno 20mila persone decedute. La colpa del sorpasso dei democratici invece, secondo un’altra legale del presidente, Sidney Powell, sarebbe da attribuire a una cospirazione ordita dal movimento della sinistra radicale Antifa, con il contributo della Fondazione Clinton e, addirittura, del defunto ex presidente del venezuela Hugo Chavez, morto ben 7 anni fa. Intanto Trump ha dovuto digerire una battuta d’arresto in Michigan dove, dopo un lungo braccio di ferro la commissione elettorale ha certificato la vittoria di Biden, con tanto di via libera da parte dei due repubblicani, che hanno poi fatto una tardiva marcia indietro, tanto che la campagna ha ritirato la causa presentata al tribunale federale. In Wisconsin invece la commissione elettorale ha accettato di riconteggiare le 800mila schede delle contee a maggioranza democratica di Milwaukee e Dane. Un riconteggio che secondo gli esperti difficilmente ribalterà l’esito. Joe Biden, mentre prosegue lo spoglio, si sta avvicinando agli 80 milioni di voti popolari, un record nella storia degli Usa. Il presidente eletto, a cui Trump sta cercando in tutti modi di mettere i bastoni tra le ruote, è già al lavoro e a preoccuparlo è in particolare la pandemia di Covid-19 che nel Paese ha già ucciso oltre 250mila persone. Il dem ha chiesto al rivale una collaborazione con il suo team di transizione per evitare ulteriori vittime e per portare avanti i piani sul vaccino.

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