Nuovo fronte di scontro Governo-Regioni: impianti di sci chiusi. L’appello di Alberto Tomba

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Si apre un nuovo fronte, un’altra battaglia aperta tra Regioni ed Esecutuvo. Palazzo Chigi è per la linea della chiusura, dell’intransigenza sulla riapertura degli impianti da sci. Al contrario le Regioni si appellano al Governo per la loro riapertura per salvaguardare l’economia della montagna. Un “contributo propositivo” al governo, “per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all’economia della montagna dei nostri territori”. Lo dice il vicepresidente della Conferenza delle Regioni Giovanni Toti dopo l’approvazione da parte dei presidenti delle linee guida sullo sci. L’auspicio, prosegue Toti, “è che , come accaduto in precedenza, il Governo voglia condividere con le Regioni i necessari approfondimenti sul piano della collaborazione istituzionale nell’interesse dei cittadini, del tessuto socioeconomico del Paese e nel rispetto delle necessarie regole di prevenzione”. 

In mattinata era arrivato anche l’appello di Alberto Tomba. “Lo sci è per eccellenza sport all’aperto ed individuale: in più, visto come ci si veste quando si va a sciare, non “è davvero un problema di mascherine, perché già ora si usano normalmente protezioni della bocca e del viso. E sciando neppure c’è un problema di distanziamento”.

Suona come un appello alla riapertura degli impianti – tema al centro del dibattito in ambito covid, con gli operatori del settore che si oppongono alla chiusura voluta dal governo – quello del più famoso campione azzurro dello sci, secondo il quale “le piste dovrebbero dunque essere aperte, anche se ci sono ovviamente degli accorgimenti da prendere”. “Per gli impianti non vedo però problemi particolari: dove c’è un seggiovia a due o tre posti si va da soli, se “è da cinque si va in tre. E si possono benissimo diminuire e segnare anche i posti sulle cabinovie: non c’è dunque problema a mantenere il distanziamento sugli impianti”, aggiunge Tomba dalla casa di famiglia di Castel de Britti. “Il problema è, semmai quello dell’opres ski e dei rifugi dove si va a bere e mangiare qualcosa dopo una sciata – spiega poi il bolognese – ma anche in questo caso, come avviene nei ristoranti, si può limitare gli accessi, con mascherina e distanziamento obbligatori”. 

Immagine dalla pagina fb di Alberto Tomba

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