Galli: variante inglese incognita su riaperture e contagi in salita

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Basteranno le misure varate dal Governo per coprire il periodo delle feste natalizie e quelle per questi giorni che prevedono tra le altre cose zona arancione nel weekend e spostamenti ancora fermi fra regioni fino al 15 gennaio? “Sono una modalità di contenimento” del contagio da Covid-19. “Se basteranno lo vedremo. Il virus ci ha riservato una serie di sorprese. Bisognerà anche vedere quanto circoli o andrà a circolare la famosa variante inglese, che potrebbe avere una capacità di contagio ancora maggiore. In una fase in cui sarà troppo presto per vedere l’impatto della vaccinazione”.

E’ il quadro tracciato da Massimo GALLI, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale cittadina. “Il discorso si sta giocando su possibili compromessi tra esigenze di tipo produttivo e lavorativo ed esigenze dal punto di vista epidemiologico. I dati non ci raccontano storie sempre rassicuranti – puntualizza l’esperto all’Adnkronos Salute – Ci sono anche alcune regioni che stanno dando segnali di frenata nei miglioramenti o anche di inversione di tendenza Queste ultime regioni in particolare sono da considerare con la dovuta attenzione. Questo non vuol dire che nelle realtà dove l’andamento di Covid va bene si possa allentare la tensione. Ma merita particolare considerazione il fatto che alcuni trend che stiamo vedendo sono avvenuti in realtà che hanno avuto nelle settimane precedenti delle restrizioni minori”.

Le misure ovunque, “in Italia come altrove”, fa notare GALLI, “sono sempre state un compromesso fra le esigenze diverse. Non è che abbiamo fatto peggio degli altri Paesi, proprio no. E’ chiaro che, avendo da infettivologo determinate attenzioni, mi vien da dire che un po’ ovunque le misure assunte hanno dimostrato i loro limiti. L’unica eccezione è rappresentata da quanto messo in campo a priori in realtà come il Giappone e la Corea del Sud, o anche la Cina che è stata talmente drastica che ora a Wuhan si fanno feste in piazza per salutare il nuovo anno. Ma lì se trovano 10 casi fanno 9 milioni di tamponi, e hanno inoltre messo su una produzione di tamponi per tutto il mondo. Si sono dati da fare in maniera indiscutibilmente funzionale. Poi possiamo parlare di problematiche di responsabilità e quant’altro, ma non si può negare questo”.

 “Ho detto più volte che francamente mi pare prematuro parlare del ritorno a scuola. Non mi diverte dirlo, ma stasera lo ribadirò in occasione di un incontro online con ragazzi di diversi istituti: con dolore ritengo sia meglio attrezzarsi ancora un po’ a stare in questa situazione” di didattica a distanza “piuttosto che andare incontro a un tira e molla increscioso. Piaccia o non piaccia, in questo momento i numeri suggeriscono che dobbiamo stare ancora molto attenti”. Ne è convinto, come riporta Adnkeonos Salute, Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale cittadina. L’esperto riflette su quanto prevedono le disposizioni a livello nazionale: per le scuole superiori si parla di ripresa dell’attività in presenza, per il 50% degli studenti, a partire dall’11 gennaio.

“Per l’11 gennaio avremo idea del trend” di Covid-19, “se sarà a crescere oppure no e allora si faranno probabilmente anche valutazioni di altro genere – spiega Galli – il concetto è che siamo in questo momento abbastanza sospesi per quanto riguarda i numeri e l’andamento della situazione” epidemiologica di Covid-19. “Guardando anche all’estero, quello che sta accedendo in un certo senso ricorda molto quello che abbiamo osservato qualche mese fa, con altri Paesi che ci precedevano” sul rialzo dei contagi “e noi che li abbiamo seguiti poco dopo. Certo non si può trasporre un precedente in maniera meccanicistica, però che si debba stare molto attenti mi pare indubitabile”, rimarca.

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